C’è un insegnamento, un monito, che chi si occupa di acquisti e di produzione di contenuti potrebbe imparare dalla sorpresa sortita dall’azzeccata scelta di RaiPlay di proporre la serie spagnola 10 Capodanni. Perché, al di là di complimentarsi col fiuto di chi della piattaforma ha deciso di acquistarla – non molti l’avrebbero fatto sapendo che in 10 puntate non ci sono grandi colpi di scena se non quelli propri della vita che si lascia vivere –, bisogna riconoscere che sia chi l’ha scritta, sia chi l’ha prodotta e chi ha deciso di programmarla si è assunto dei rischi, perché l’esito non era affatto scontato. Eppure…
Eppure, accade che il pubblico si riveli più ricettivo del previsto, che abbia voglia di farsi intrattenere sulle ali della normalità, forse perché ormai assuefatto da tutte le promesse mirabolanti di serie in copia carbone visibili a getto continuo su reti e piattaforme. Per carità, serie non brutte, ma simili ad altre per trama, per stile di recitazione per non dire degli interpreti e degli autori, fino al format. Il suggerimento della performance di 10 Capodanni – ma rigorosamente solo a chi ha orecchie per intendere – è che ci sono momenti in cui bisognerebbe imporsi un cambio di paradigma e non limitarsi a copiare formule che già funzionano, ma obbligarsi (pur “contro natura”) ad assumersi dei rischi, anche quando si creano e si producono contenuti per un vasto pubblico. Anzi, forse soprattutto quando si creano contenuti per il grande pubblico…
Nei settori creativi continuare a perseguire la prassi del titolo standard conduce in un loop senza via d’uscita, perché si consuma la spinta propulsiva dell’inizio, e la voglia di stupire di chi crea e quella di farsi stupire di chi guarda via via si consumano. E invece, bisogna esercitarsi a pensare in potenza anche fuori dagli schemi, che oggi significa smetterla con gli effetti speciali (in tutti i sensi) e tornare alle basi della creatività, che è di trascendere l’ordinario, che oggi – in un tempo in cui la schizofrenia si è fatta quotidiana – coincide proprio con una pensosa, e volendo anche a tratti ironica, quotidianità.
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