Diritti e produzione in UE: potere contrattuale sbilanciato

La Commissione europea pubblica uno studio sulle pratiche contrattuali in essere e i loro effetti su diritto d’autore e dei diritti connessi
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Rapporti di potere sbilanciati, modelli di finanziamento e gestione dei diritti eterogenei rendono complessa la sostenibilità finanziaria dei produttori audiovisivi e, in generale, del settore. È quanto emerge in uno studio pubblicato dalla Commissione europea che indaga come le pratiche contrattuali incidano sul trasferimento del diritto d’autore e dei diritti connessi (Study on contractual practices affecting the transfer of copyright and related rights and the ability of creators and producers to exploit their rights) e realizzato realizzato tramite interviste e supportato dalle evidenze dell’ European Media Industry Outlook Report (2023). Lo studio esamina i settori audiovisivo, musicale, arti visivi, videogame e opere letterarie. L’analisi evidenzia che esistono varie percezioni del potere contrattuale tra i vari settori.

DIRITTI E CONTRATTI NEL SETTORE AUDIOVISIVO
Nel solo settore audiovisivo sono presenti diverse tipologie di contratto, come contratti di produzione (destinati a sceneggiatori e registi), accordi di licenza, contratti diretti. Lo scarso potere percepito dagli autori si riflette nei contratti, che possono tradursi in contratti in buy-out completo con pagamenti forfettari unici o pagamento di royalty a tassi percepiti come bassi. Risulta invece in crescita il potere contrattuale dei performer grazie a un incremento degli accordi collettivi messi a punto dai sindacati. A causa delle legislazioni nazionali e degli accordi specifici, esistono poi vari gradi di mantenimento dei diritti e remunerazione tra gli Stati membri. I produttori solitamente acquisiscono ampi diritti di sfruttamento, laddove autori e performer detengono diritti esclusivi limitati e una remunerazione non rinunciabile. La percezione sulla remunerazioni è sostanzialmente bassa in tutti i settori. Nel settore audiovisivo il 51% degli intervistati pensa che la remunerazione sia raramente equa, non lo è mai per il 33% degli intervistati, e questo soprattutto per le tempistiche di contrattazioni (fase pre-produzione), l’uso di fee standard e il metodo di pagamento forfettario.

IL RUOLO DEI PRODUTTORI
Lo studio ha esaminato anche come le pratiche contrattuali influiscano sul ruolo dei produttori. Secondo i risultati, i produttori vivono significative difficoltà nelle trattative con gli streamer globali e i broadcaster, avendo un potere contrattuale limitato. Si parla di difficoltà nel perseguire un business sostenibile quando non si detengono i diritti per gli sfruttamenti futuri, specialmente nei casi in cui i committenti detengono i diritti senza finanziare completamente le produzioni. Talvolta i produttori non ottengono i diritti di sfruttamento anche nel momento in cui fanno richiesta di contenuti in termini di incentivi. Sono diverse le problematiche che, rileva il rapporto, influiscono sulla capacità dei produttori di ottenere e sfruttare i propri diritti e implicano problematiche contrattuali che riguardano la giurisdizionale legale, opportunità ridotte da diritti derivativi o di format. Anche la mancanza di trasparenza sui dati in termini di sfruttamento delle opere audiovisive incide sulle preoccupazioni dei produttori. Gli intervistati, dunque, sottolineano quindi come sia importante creare una sorta di catalogo dei diritti per stabilire futuri flussi di ricavo e assicurarsi sostenibilità a lungo termine.

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