Il tax credit continua a essere al centro del dibattito nell’industria audiovisiva italiana. Dopo mesi di discussioni accese, anche alla 82ª Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia il tema si conferma protagonista dei confronti tra professionisti, con panel e incontri dedicati ad analizzarne prospettive e criticità.
Un momento di particolare rilievo si è tenuto sabato 30 agosto al Lido, presso lo Spazio Regione del Veneto/Veneto Film Commission, con il convegno organizzato da Box Office e Tivù dal titolo “Audiovisivo italiano e tax credit: sostenibilità possibile con meno incentivi?”. L’appuntamento ha offerto l’occasione per mettere a fuoco la situazione del comparto in una fase delicata, segnata dal ridimensionamento delle risorse destinate dal MiC al credito d’imposta per la produzione cinematografica e seriale. Una scelta che costringe molte società a rivedere, almeno in parte, i propri modelli di business, alla ricerca di una nuova sostenibilità economica.
A discutere di questi scenari sono stati Andrea Agostini (Presidente della Fondazione Marche Cultura), Jacopo Chessa (Presidente di Italian Film Commissions e direttore di Veneto Film Commission), Valerio Fiorespino (COO e interim CEO di Fremantle Italy Group), Massimiliano Orfei (Amministratore delegato di PiperFilm), Massimo Scaglioni (professore ordinario di Economia dei media all’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano, direttore del CeRTA – Centro di ricerche sulla televisione e gli audiovisivi e del Master Fare TV) e Alessandro Usai (fondatore e AD di No Name Entertainment, presidente Anica). A moderare il confronto è stato Vito Sinopoli, founder e CEO di Duesse Media Network, casa editrice di Box Office e Tivù.
Il professor Massimo Scaglioni ha aperto il suo intervento delineando un quadro complessivo del sistema del tax credit, ricordando come questo strumento – introdotto nel 2008 e consolidato con la Legge Franceschini del 2016 – abbia rappresentato, dati alla mano, una leva fondamentale di crescita per l’industria audiovisiva. «Dall’introduzione del credito di imposta, il numero delle produzione audiovisive è stato infatti sempre in crescita, anno dopo anno, con la sola eccezione del 2020. In questo scenario positivo, non bisogna però dimenticare le criticità e distorsioni dello stesso tax credit; distorsioni che i recenti interventi correttivi stanno cercando di appianare nell’ottica di una maggiore selezione dei progetti da sostenere. Se dunque, oggi, possiamo dire di essere arrivati a una quadra grazie agli ultimi decreti correttivi, c’è da augurasi che questa quadra rimanga stabile. Per il mercato la stabilità della normativa è fondamentale. A questo si aggiunge il fatto che negli ultimi anni le spese di budget sono lievitate, mentre gli investimenti pubblici nel settore italiani rimangono bassi rispetto a quelli di Francia, UK, Germania ma anche Spagna: siamo il fanalino di coda in Europa in questo senso. Considerando anche il fatto che negli ultimi 10 anni, il sistema audiovisivo ha vissuto un corposo spostamento di risorse pubblicitarie verso le piattaforme, la salvaguarda del sistema si deve basare su politiche di intervento pubblico trasparenti ed efficaci. L’obiettivo è essere un paese di produttori di contenuti non solo di consumatori».
A rimarcare la necessità ineluttabile di un quadro normativo stabile è stato anche Massimiliano Orfei: «avere la certezza delle tempistiche e delle modalità di accesso ai contributi è essenziale. Anzi è più importante sapere come e quando verranno erogati i finanziamenti piuttosto della quantità degli stessi sostegni. Le aziende vivono di pianificazione, quindi chiarezza e certezza – anche dei flussi di cassa – sono essenziali per la loro esistenza. Uno dei maggiori problemi per la case di produzione audiovisive oggi è proprio il costo finanziario». Orfei ha poi rimesso l’accento sulla necessità di attrarre risorse private: «In questo senso, nella normativa originaria era stato introdotto lo strumento del tax credit esterno: una misura che certo ha avuto i suoi problemi di attuazione e che è stata criticata per diversi aspetti. Se quella non ha funzionato, è necessario pensare ad altri meccanismi di questo tipo».
Come già evidenziato, un punto condiviso da tutti i relatori è stato quello della certezza delle regole e della stabilità dei flussi di cassa, temi che Valerio Fiorespino ha definito prioritari: «Oggi le questioni principali sul tavolo riguardano proprio la solidità della normativa e la regolarità dei flussi finanziari. Questo è ancora più rilevante in un contesto in cui assistiamo a un aumento dei costi senza precedenti: non si registrava un’inflazione a due cifre dagli anni Ottanta. A ciò si aggiunge la contrazione degli investimenti, che ci ha spinto a immaginare nuovi modelli produttivi». Per illustrare questa evoluzione, Fiorespino ha citato l’esempio della serie Sandokan, girata a Lamezia Terme, dove è stato possibile valorizzare il territorio e il lavoro dei professionisti locali. Utile è stato anche sperimentare soluzioni innovative come gli studi di virtual production con pannelli a LED. «Questa tecnologia – ha spiegato – ci ha consentito di realizzare scene complesse, come le battaglie al tramonto o in condizioni climatiche particolari, in modo più economico e organizzativamente più semplice».
Tornando al tema del tax credit, Fiorespino ha evidenziato come le distorsioni siano “fisiologiche”: «Ogni forma di welfare pubblico, dalle pensioni di invalidità fino al reddito di cittadinanza, presenta margini di abuso. Il vero problema, in Italia, è la debolezza dei controlli. In questo senso, il rafforzamento avviato dal MiC rappresenta un passo positivo».
In un contesto in cui il sostegno del tax credit è in fase di ridimensionamento o comunque rimane incerto nella sua attuazione, le film commission diventano un soggetto ancor più strategico con cui relazionarsi. Ne hanno parlato sia Jacopo Chessa sia Andrea Agostini, raccontando le attività di Italian Film Commissions e delle Film Commission del Veneto e delle Marche.
Chessa ha sottolineato come il valore delle Film Commission non risieda soltanto nella capacità di erogare risorse attraverso i fondi regionali, ma soprattutto nei servizi messi a disposizione delle produzioni. «Dalla ricerca delle location al reperimento delle maestranze, fino al supporto nelle procedure burocratiche – ha spiegato – le Film Commission offrono strumenti fondamentali per i produttori. Sono le stesse imprese a confermarlo: in particolare le realtà più strutturate ci dicono di avere bisogno di personale qualificato e punti di appoggio sul territorio, ancora più che di contributi economici. Naturalmente, il sostegno finanziario rimane centrale, soprattutto per gli indipendenti e in un momento complesso come quello attuale. È positivo il fatto di assistere a una crescita costante dei fondi regionali, ma ovviamente le Film Commission da sole non possono sostenere il mercato».
Parlando dei finanziamenti delle Film Commission, Agostini ha rimarcato ancora volta l’importanza della stabilità e continuità dei finanziamenti («la stabilità di un contributo deriva dalla stabilità degli interlocutori, dunque dalla stabilità di Governo nell’ottica di una continuità politica»), per poi ricordare i punti di forza del nostro Paese: «noi abbiamo dalla nostra parte un patrimonio culturale unico, un’alta qualità di vita, oltre al genio di trovare le soluzioni oltre il protocollo. Nello specifico delle Marche, poi, possiamo far leva sul fatto di essere un territorio di grande fascino ma ancora poco conosciuto e mostrato sul grande schermo. Ma l’aspetto fondamentale, come dicevo prima, è la certezza della misura economica e noi abbiamo annunciato e garantito un piano triennale di finanziamenti. Senza dimenticare che abbiamo fondi anche per il sostegno all’esercizio».
A concludere il convegno è stato Alessandro Usai che ha richiamato l’attenzione a sua volta sull’emergenza finanziaria che attraversa oggi il settore: «L’urgenza da affrontare sono le tempistiche dei flussi di cassa: i ritardi nell’erogazione dei contributi, nell’effettivo arrivo dei crediti fiscali nei cassetti delle imprese, sono diventati pesanti. Ed è significativo che, come conseguenza di ciò, i soggetti che hanno più margini in Italia siano le banche. Questo dato, di per sé, indica la portata del problema, che tocca trasversalmente tanto le piccole società quanto i grandi gruppi».
Usai ha spiegato come l’industria stia lavorando con il sistema bancario per definire protocolli condivisi, con l’obiettivo di dare maggiore stabilità e chiarezza agli operatori. «Troppo spesso concentriamo il dibattito sulle modifiche legislative o sui decreti, ma è l’applicazione concreta delle norme a fare la differenza. Oggi il principale ostacolo è il ritardo tra la spesa sostenuta e l’erogazione dei contributi stessi. A fine 2025 avremo ancora due anni di arretrati da recuperare solo per il tax credit P&A, per esempio». Secondo il produttore, il problema non risiede tanto nel quadro normativo, quanto nella macchina amministrativa che deve processare le pratiche: «Negli ultimi vent’anni gli investimenti pubblici sono cresciuti in maniera significativa, ma il personale addetto alla gestione non è aumentato in proporzione. Questa asimmetria mina l’efficacia del sistema».
Allo stesso tempo, Usai ha ribadito l’importanza dei controlli: «Sono fondamentali per tutelare la parte sana del settore. Proprio perché conosciamo dall’interno il sistema, siamo in grado di proporre al MiC i meccanismi più efficaci».
Infine, un invito aperto alle istituzioni: «Il dialogo deve coinvolgere, oltre al Ministero della Cultura, anche il MEF. Dobbiamo far comprendere che quella del cinema non è solo una questione di eccezione culturale da preservare sotto il cappello del MIC, ma una vera e propria strategia economica per l’Italia. Guardando ai prossimi 15 anni, l’Italia potrà essere competitiva a livello globale su ben pochi fronti; e non certo quello tecnologico, o industriale. Nel cinema e nell’audiovisivo, invece, possiamo gareggiare a livello globale. In virtù di un vantaggio competitivo unico che deriva dal nostro paesaggio, dal nostro patrimonio artistico e dai professionisti che rendono forte il nostro settore, è anche e soprattutto sul cinema che l’economia italiana deve puntare».
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