Nei primi quattro mesi del 2022 la televisione ha registrato un’inflazione a doppia cifra (+12,7%), «guidata dall’incremento dei listini e da audience in flessione rispetto allo stesso periodo 2021 ancora interessato dalle restrizioni di mobilità causate dalla pandemia». Il dato è frutto dell’analisi di Una sui Media Cost Inflation (con Nielsen organo certificatore per i dati dei mezzi TV, Radio e Stampa): una metodologia esclusiva dell’associazione cui quest’anno si è aggiunto un ulteriore passaggio metodologico «per normalizzare l’impatto del TUSMAR sulla TV con cui avere una lettura coerente delle tendenze di costo di mercato dei diversi media».
Il calo delle audience continua a essere un driver importante per la lettura dell’evoluzione dei costi della TV per quest’anno, ma per l’autunno ci si aspetta un ridimensionamento «soprattutto se visto a confronto con il 2021». Per queste ragioni si prevede un incremento di costi della tv pari al 7%, su cui pesano – oltre ai dati già citati – anche l’incertezza legata al conflitto russo-ucraino e alle possibili conseguenze sull’economia reale.
Sul Digital si prevede un’inflazione positiva: +2,7% sulla Display e +3,4% sul Video. Se la domanda è rimasta costante fino a maggio, si denotano a partire da giugno alcuni segnali di crisi: «la visibilità sugli investimenti si è accorciata ulteriormente». L’autunno consentirà di avere un’idea più chiara sulla fine dell’anno.

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