Tv connesse, spettatori evoluti

Sensemakers pubblica le prime evidenze della settima edizione di Boom Video Streaming: ecco come cambiano le abitudini di consumo e la percezione di valore dell’offerta in streaming
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Raccomandazioni sempre più strategiche, anche a fronte di una qualità dell’offerta percepita in calo. Streamcaster sempre più multipiattaforma (ma serve un ripensamento della proposta long form). Sensemakers ha anticipato le prime evidenze della settima edizione della ricerca Boom Video Streaming relativa alla stagione televisiva italiana 2024/2025 (settembre/maggio) e che mettono in luce il rapporto tra tecnologia e consumi.

GLI ASCOLTI
La stagione televisiva 2024/2025 (settembre-maggio) si è chiusa con una lieve contrazione (-1,6%) degli ascolti dei contenuti televisivi riconosciuti nell’All Day rispetto a quella precedente: si tratta, in termini di AMR, di una flessione di circa 136.000 spettatori medi giorno sugli 8,4 milioni totali. Secondo i ricercatori, l’andamento non è riconducibile a una migrazione verso i contenuti di OTT e streamer: il traffico non riconosciuto di Auditel (che ingloba questi insieme ad altre tipologie di traffico) è incrementato solo dell’1,5% in termini di AMR (+28mila spettatori per un totale di 1,9 milioni spettatori medi giorno totali), registrando inoltre una flessione dell’1% in termini di Reach media giornaliera.

TOTAL E SOCIAL AUDIENCE
Con il passaggio alla Total Audience di Auditel si evidenzia nel periodo in esame un incremento un +4% al totale ascolti apportato dalle visualizzazioni digitali. Questo valore sale fino al 10,6% per la fascia d’età 15-24 anni e al 7,9% per quella 25-34 anni. «Tali numeri dimostrano il potenziale di crescita dei player televisivi che stanno progressivamente completando la propria trasformazione in Streamcaster grazie alla sperimentazione delle forme di distribuzione multipiattaforma più innovative».

La fruizione digitale sulle piattaforme dei broadcaster registra però un rallentamento rispetto agli anni precedenti. I Legitimate Stream (ovvero le visualizzazioni) sono rimasti stabili nel periodo 1° gennaio – 15 settembre 2025 rispetto allo stesso periodo del 2024 (in cui però il contributo degli Europei di Calcio e delle Olimpiadi era stato molto alto), mentre il tempo speso totale è aumentato del +8%, con tassi di sviluppo più contenuti rispetto al passato. Questa dinamica è indice di un aumento delle durate medie di visione e quindi di un utilizzo delle piattaforme digitali degli Streamcaster che continua ad essere prevalentemente orientato in modalità catch up tv (il 93% del tempo speso nella fruizione di contenuti digitali è stato infatti trascorso nella visione di full content (ovvero puntate/episodi integrali dei programmi messi in onda sulla TV lineare). «Gli Streamcaster dovrebbero ottimizzare la propria produzione, pubblicando contenuti originali pensati appositamente per il consumo On-demand e contributi extra/esclusivi che vadano ad arricchire l’offerta già presente nel palinsesto lineare, al fine di sfruttare a pieno il potenziale delle piattaforme digitali proprietarie e l’interazione con la pubblicazione dei propri contenuti sulle piattaforme social», spiegano i ricercatori.

IL RUOLO DEI SOCIAL PER GLI STREAMCASTER
Sembra che oggi gli streamcaster siano maggiormente focalizzati sulla distribuzione di contenuti short form sui canali social, che costituiscono un mezzo fondamentale per raggiungere target complementari a quelli televisivi, spingendoli a risintonizzarsi sul grande schermo. Le visualizzazioni dei contenuti degli Streamcaster sulle piattaforme social sono più che raddoppiate (+107%) rispetto all’analogo periodo dello stesso anno, e il loro peso percentuale sulle visualizzazioni complessive dei contenuti televisivi sui social è ormai pari all’ 84% con un guadagno di +10 punti percentuali sulle quote cumulate di OTT e SVOD. Sensemakers porta l’esempio dei numeri Rai di maggio: la reach complessiva sul totale della popolazione italiana nel mese di maggio ha raggiunto il 94,2% dei maggiorenni incrementando del +13,4% quella televisiva. Sono ancora più forti i contributi delle reach incrementali digitali e social sui segmenti giovanili con un + 24,5% sulla fascia 18-24 anni e +29,5% su quella 25-34 in cui la componente social gioca un ruolo primario.

«Gli Streamcaster sembrano quindi aver ormai maturato la piena consapevolezza dell’importanza di raggiungere sulle piattaforme social porzioni di audience molto complementari agli heavy users televisivi e con modalità di fruizione (contenuti profilati, formati brevi, contesti di commuting) alternative agli utilizzi del big screen». La distribuzione dei contenuti televisivi sui social influenza le scelte di visione dei telespettatori sul main screen (cosiddetto fenomeno del tune-in), attraverso le attività di teasing sulle audience delle prime messe in onda o con l’animazione settimanale mediante anteprime sulle puntate dei programmi di intrattenimento.

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TV CONNESSE, SPETTATORI EVOLUTI
Le televisioni connesse sono ormai utilizzate da 34 milioni di italiani e dal 63% della platea televisiva. Sembra emergere un comportamento tipico nella fruizione: «a un iniziale periodo di sperimentazione, segue un riequilibrio delle diete mediatiche su valori e su un’articolazione degli ascolti molto simili a quelli precedenti il cambiamento di tecnologia». Lo spettatore della tv connessa è «ampiamente evoluto, integra senza soluzione di continuità la visione di contenuti e piattaforme diverse e continua ad essere molto coinvolto dal palinsesto degli Streamcaster nonostante la configurazione dei nuovi apparecchi incentivi – attraverso l’impostazione dell’homepage e dei telecomandi dei televisori – la connessione verso contenuti On-demand delle piattaforme». Sensemakers sottolinea che il 73% degli accessi televisivi della generazione 4-17 anni dotata di Smart Tv e il 54% della generazione 18-24 avviene su contenuti Non Riconosciuti, «anche se il 70% di coloro che accedono inizialmente a contenuti Non Riconosciuti nel giorno medio torna a visualizzare contenuti Riconosciuti».

I sistemi di raccomandazione in base ai propri interessi aumentano l’ importanza nel processo di selezione dei contenuti (media 7,29) mentre cresce la forbice (15 punti percentuali) tra streamer e piattaforme BVOD come destinazione iniziale “quando lo spettatore non sa cosa guardare”. «Tale percezione indica una preferenza per i primi non solo in termini di ampiezza della library ma soprattutto nella capacità di orientamento nella visione». E questo nonostante una «progressiva e ormai costante caduta sulla qualità percepita dei contenuti offerti dagli Streamer (-4 punti percentuali Y/Y) e una sostanziale stabilità dei loro livelli complessivi di liking a dimostrazione dell’esaurimento della percezione di novità e della loro spinta propulsiva».

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