Trump rilancia lo spettro dei dazi sull’audiovisivo

Il presidente Usa vorrebbe dazi al 100% per tutti i film realizzati al di fuori degli Stati Uniti
Donald Trump (Photo by Tasos Katopodis/Getty Images)

Il presidente Usa Donald Trump rilancia l’ipotesi di dazi anche per l’industria audiovisiva. L’ipotesi, anzi la minaccia, è di dazi pari al 100% su tutti i film realizzati al di fuori degli Stati Uniti. Secondo Trump, che ha usato il suo social Truth per annunciare la proposta, gli incentivi messi a disposizione per l’industria audiovisiva negli altri Paesi fanno si che il settore americano sia stato derubato «come le caramelle a un bambino». L’attacco è diretto soprattutto a Gavin Newsom, il governatore della California (la culla del cinema e della televisione made in Usa), con il quale è in conflitto da tempo.

L’argomento dei dazi per il cinema e la televisione era già emerso a maggio di quest’anno, senza però dare indicazioni specifiche circa la loro applicazione. Nello stesso periodo aveva iniziato a circolare il piano messo a punto da Jon Voight per il rilancio dell’industria audiovisiva statunitense. Nel corso dei mesi successivi, però, non era stata intrapresa alcuna azione specifica.

Nelle ore successive al post di Trump su Truth, il senatore repubblicano della California Adam Schiff e la deputata repubblicana Laura Friedman hanno entrambi promosso, in dichiarazioni separate, la realizzazione di incentivi federali per il cinema e la televisione. Lo riporta The Holllywood Reporter. Friedman (che è anche produttrice) ha spiegato che dazi al 100% aumenterebbero i prezzi per i consumatori, mentre un tax credit nazionale avrebbe sarebbe invece una migliore opportunità. Shiff sostiene un incentivo federale competitivo a livello globale. Friedman e Schiff stanno effettivamente collaborando per promuovere un’iniziativa bipartisan di incentivi alla produzione.

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