The Wit: format effetto sorpresa

Continua ricerca di spettacolarizzazione, confini tra generi sempre più labili e content creator capaci di reinventare idee per i pubblici più giovani. Virginia Mouseler di The Wit racconta a Tivù (Maggio 2026) come si sta muovendo l’unscripted entertainment in giro per il mondo
Virginia Mouseler al MIP London 2026 (Photo by Eamonn M. McCormack/Getty Images for RX FRANCE)

Se sulla televisione italiana tiene banco la rivalità in access prime time tra due storici game show (Affari tuoi e La ruota della fortuna), nel mercato globale dei format si guarda altrove. L’entertainment cerca titoli di grande impatto visivo, capaci di catturare l’attenzione del grande pubblico e, allo stesso tempo, dialogare con YouTube per intercettare pubblici più giovani. La piattaforma restituisce un esercito di creator che si trasformano in concorrenti tv, ma anche in nuovi autori capaci di adattare la struttura televisiva al linguaggio del web. «Gli show hanno bisogno di attirare l’attenzione molto rapidamente», racconta a Tivù Virginia Mouseler, Ceo di The Wit, società di analisi, ricerca e screening sui trend di contenuti televisivi e digitali. Dalle sue parole emergono due tendenze da attenzionare per il futuro dell’unscripted: la capacità di un format di essere brand (vedi The Traitors) e, dall’altra parte, il sempre più scarso interesse del pubblico più giovane nei confronti delle regole della tv.

Quali sono oggi i generi più in voga e quali sembrano vivere un momento di flessione?
I più richiesti si trovano alle due estremità dello spettro: adventure game show spettacolari, siano essi hunting game, survival, di strategia e, dall’altra parte, game show dal taglio comedy. Sono proposte compatibili con i contenuti su YouTube ed è parte del motivo per cui sembrano essere in grado di attrarre le audience giovani. Vediamo molta stanchezza sul fronte dating e cooking show: vanno avanti, ma non c’è nulla di nuovo. E nulla accade nemmeno tra i talent show, anche se i vecchi franchise continuano a ottenere buoni ascolti.

Ci sono differenze tra i vari Paesi?
Nulla di particolare. La differenza principale è a livello di nuovi lanci, che variano sulla base dei budget dei broadcaster, ma molti show long running vanno ancora in onda. Più che i generi, però, il mercato è oggi ancora guidato da due hit: The Floor, che è molto attivo in vari Paesi con nuovi lanci e The Traitors. Sono trendsetter, brand che tutti vogliono avere.

Parliamo di nuovi lanci: cosa dice il vostro database?
Se ci riferiamo a game ed entertainment show il numero di nuovi lanci nel primo trimestre 2026 è più basso del 7% rispetto al primo trimestre 2025. Riscontriamo un totale di circa 400 nuovi show, quindi un volume ampio in termini di creatività, ma il problema è che non emergono dei successi. Citerei però due titoli: The Box e The A-Talks. The Box è un adventure game show, è stato al centro del mercato lo scorso anno e la sua “carriera” è iniziata con 4/5 versioni internazionali; è da tenere sotto osservazione. The A-Talks è un format di interviste condotte da giornalisti nello spettro autistico che conta oltre 20 versioni dal 2022 e sta ancora crescendo.

Riscontra differenze in termini di commissioni tra i broadcaster e gli streamer?
Certamente: i broadcaster guardano a tutti i generi unscripted, secondo vari target group e fasce orarie. Gli streamer sono molto più focalizzati su un numero ridotto di titoli e franchise che posseggono e sviluppano. Netflix si è focalizzata sui dating: il suo Love is Blind conta quasi 20 versioni. Prime Video ha scommesso sui contenuti di MrBeast (youtuber di fama mondiale, ndr.) e sul comedy show come LOL, di cui ci sono circa 30 versioni. Quindi la principale differenza sono i quiz: non ci sono sugli streamer!

In Italia quiz e game show sembrano in netta ascesa, grazie soprattutto alla rivalità tra Affari tuoi e La ruota della fortuna in access prime time. È una tendenza che si riscontra anche a livello globale?
No, il caso italiano, con due quiz show di lunga data che competono ogni giorno nell’access è abbastanza insolito, a eccezione della Spagna. È vero, però, che esiste un interesse per il game show, grazie appunto al successo globale di The Floor. La richiesta verte soprattutto su progetti destinati al prime time, di grande impatto visivo, e meno su format di lunga data efficienti dal punto di vista dei costi e dove gli stessi vecchi titoli non vengono sostituiti.

Il mondo dei creator è sempre più vicino a quello dei format (penso a Mr Beast, ma anche a Banijay Creator Lab, il progetto di rivisitazione di titoli del catalogo della big indie a cura di creator selezionati): ci sono delle tracce di innovazione nel loro contributo al mercato dei format, oppure si tratta di ricreare e rendere più attraente per nuove audience formule che in realtà la televisione conosce da sempre?
La realtà è che oggi i creator stanno principalmente contribuendo al mercato dei format prendendone parte direttamente, nelle vesti di concorrenti di reality e competition show sui canali lineari. Qualche volta possono esserci casi in cui la versione di uno show è composta da creator al 100%, una sorta di spin-off per un’audience più giovane. In questo caso i creator sono ingaggiati per la loro personalità, la fama, la loro fan base e non per i loro contenuti. Talvolta, invece, sono loro a realizzare su YouTube una “versione ufficiale” di uno show classico, che poi concedono in licenza ufficialmente: un esempio sono i The Sidemen in UK, che recentemente hanno proposto Family Fortunes (game show britannico basato sull’americano Family Feud; in Italia è andato in onda nella stagione 2024/2025 su La7 con il titolo Famiglie d’Italia, ndr.). Ma il più delle volte i format televisivi rappresentano per loro una fonte di ispirazione, così come lo è la tv in generale, YouTube, i film, i videogame e i giochi da tavolo. I creator adattano, aggiornano e remixano formule ben note con il loro stile e la loro personalità; non si tratta di copiare, perché non si nascondono, citano le loro fonti di ispirazione. Lavorano su “trend” piuttosto che su “format”, come succede con TikTok. Lo fai a tuo modo. È il loro punto di vista su idee ben note. Questo è il paradosso dei content creator: le loro idee non sono molto originali, anzi tra youtuber sono spesso simili, ma sono le loro regole del gioco. Quello che è unico e originale è la loro personalità, il loro stile, il legame intimo che hanno con le community: qui risiede il valore delle loro IP, non tanto nelle loro idee. Ma la situazione potrebbe anche evolversi e nel prossimo futuro i content creator potrebbero finire con cedere in licenza i propri “format” ad altre società.

Nella sua analisi al MIPLondon 2026 ha citato un elemento ricorrente sul mercato, il “crowded floor” (palco affollato), che avete riscontrato sia nel dating che nei game show. È una tendenza che attraversa più generi?
Oggi gli show hanno bisogno di attirare l’attenzione molto rapidamente e un palco affollato, con 100 o più partecipanti, è molto impattante dal punto di vista visivo, facile da riconoscere. È spettacolare a prima vista e con così tante persone lascia spazio a diversi colpi di scena. Che sia un gioco di sopravvivenza, a eliminazione, è anche un fenomeno globale: tutti vogliono prenderne parte, dire la loro.

Questo non implica però un aumento dei budget, che invece sono sempre più attenzionati? Certamente costa molto più rispetto a un game show che preveda due concorrenti sul set, ma questo tipo di programmi non deve essere necessariamente così esoso come gli show di Mr Beast: si può girare anche in un teatro e interagire con la folla.

The Traitors ha dato la spinta ai format psicologici e continua ad avere molto successo. Ma succede lo stesso alle sue varianti?
È vero, a cinque anni dal lancio della prima versione gli ascolti di The Traitors sono molto alti, sia nella versione celebrity che con persone sconosciute. Lo si deve valutare come se fosse una fiction: il concept può essere lo stesso da una stagione all’altra, ma le reazioni, i comportamenti cambiano. I concorrenti si fanno più furbi, fingono di più, e sì, si può aggiungere qualche colpo di scena. The Traitors è un mystery e c’è sempre qualche bella sorpresa: è un guessing game per gli spettatori, la formula più semplice tra tutti i game show. E questo tipo di show, la presenza di impostori, traditori, è molto forte anche su YouTube, è quasi un linguaggio comune per una generazione. Sottolineo un altro elemento interessante: titoli concorrenti o imitazioni di The Traitors non riescono ad avere altrettanto successo. Il format è riuscito a diventare un premium brand e questo è un asset per il futuro.

I confini tra i generi sono sempre meno definiti: c’è qualche combinazione che non abbiamo ancora visto?
Se mescolassimo il database The Wit con un agente IA probabilmente salterebbe fuori un nuovo ibrido! Ma parlando di confini sfocati, quello che trovo interessante su YouTube è come per gli spettatori la differenza tra realtà e finzione, scripted e unscripted, sembri essere sempre meno importante. Nella tv unscripted le regole sono molto ferree: non puoi barare, non puoi fingere o perdi la fiducia degli spettatori; i reality si sono avvicinati sempre di più alla realtà. Su YouTube e per tutta una nuova generazione di pubblico molti show sono una sorta di spettacolo improvvisato, in cui nessuno realmente sa o importa cosa sia stato preparato, montato, quali siano le regole del gioco… Forse è proprio lì che risiede la sfocatura dei confini nel futuro dei format: non importa cosa sia reale, quello che conta è divertirsi. Vuoi perché gli spettatori più giovani sono più istruiti o perché non gliene importa nulla che realtà o finzione: chiedersi se ciò che vedi sia vero o meno è anch’esso parte del gioco.

 

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