Nuovo scossone al Ministero della Cultura, dove Alessandro Giuli avrebbe deciso di azzerare i vertici del proprio staff. Al centro della vicenda ci sono Emanuele Merlino, responsabile della segreteria tecnica del Mic, ed Elena Proietti, a capo della segreteria personale del ministro. Secondo quanto riportato dal Corriere della Sera, sarebbero già partiti i decreti di revoca per entrambi, in una mossa che apre un nuovo fronte politico dentro il dicastero e, più in generale, all’interno della maggioranza.
La decisione arriva dopo settimane già segnate da tensioni e polemiche intorno al mondo della cultura. Dal caso Beatrice Venezi al Teatro La Fenice fino alle divisioni sulla presenza della Russia alla Biennale, il Ministero guidato da Giuli continua a trovarsi al centro di passaggi delicati, tanto sul piano amministrativo quanto su quello politico. Questa volta, però, il nodo riguarda direttamente l’assetto interno dello staff del ministro.
Il caso più discusso è quello di Emanuele Merlino, considerato una figura di peso al Ministero della Cultura e indicato dal Corriere come uomo di fiducia del sottosegretario Giovanbattista Fazzolari. La sua revoca sarebbe legata alla vicenda del documentario su Giulio Regeni, Giulio Regeni – Tutto il male del mondo, diretto da Simone Manetti, al quale il Ministero aveva negato i finanziamenti nonostante la richiesta del produttore. Giuli, secondo quanto emerso, non sarebbe stato a conoscenza del rifiuto e avrebbe giudicato la vicenda in termini molto duri.
Nel corso della cerimonia al Quirinale per i David di Donatello, il ministro aveva promesso «di mettere ordine e un sovrappiù di coscienza morale laddove hanno prevalso invece l’opacità o l’imperizia». Successivamente aveva garantito che il film avrebbe potuto contare su «un altro canale di sostegno, perché è un caso unico». La revoca di Merlino, stando alle ricostruzioni, sarebbe quindi collegata alla mancata vigilanza su un passaggio amministrativo ritenuto particolarmente sensibile.
Diverso il caso di Elena Proietti, già assessora di Fratelli d’Italia a Terni ed esponente di spicco del partito in Umbria. Secondo il Corriere, la responsabile della segreteria personale del ministro sarebbe stata revocata dopo non essersi presentata all’aeroporto e non aver preso parte alla missione di Giuli a New York dello scorso mese. Anche in questo caso, la decisione contribuisce ad alimentare la lettura politica di un riassetto tutt’altro che ordinario dentro il Ministero.
Fratelli d’Italia, però, prova ad abbassare la tensione. Il ministro Francesco Lollobrigida, capodelegazione del partito al governo, ha parlato di «normali avvicendamenti», spiegando che «il Ministro Giuli ha ritenuto, come è d’altronde suo diritto, modificare l’assetto della sua segreteria». Lollobrigida ha aggiunto che «non è né la prima volta che accade in questo come nei Governi che ci hanno preceduto» e che «il Gabinetto deve corrispondere alle esigenze funzionali, almeno per alcuni ruoli direttamente dipendenti dal Ministro, a un rapporto di totale sintonia».
Dall’opposizione, invece, la vicenda viene letta come il segnale di uno scontro interno alla maggioranza. Sandro Ruotolo del Partito Democratico ha parlato di «una maggioranza attraversata da guerre interne, regolamenti di conti, scontri tra correnti e leadership in competizione». Una lettura che collega il nuovo caso al Ministero della Cultura ad altre tensioni recenti dentro il centrodestra, dalle divisioni su La Fenice e Biennale fino ai rapporti tra le diverse anime della coalizione.
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Il ministro della cultura Alessandro Giuli (© Getty Images)





