Sulle CDN è scontro tra Netflix, Amazon, Cloudflare e Agcom

I tre gruppi hanno presentato un ricorso al Tar contro l’estensione degli obblighi destinati alle telco
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Netflix, AWS (Amazon Web Services) e Cloudflare hanno presentato ognuno un ricorso al Tar del Lazio contro la delibera di Agcom che ha esteso gli obblighi delle telco anche alle compagnie che controllano, possiedono o gestiscono una Cdn (Content Delivery Network). Si tratta delle reti di distribuzione dei contenuti via internet, che contemplano – tra le varie attività digitali – lo streaming video e il cloud computing.

La notizia è stata anticipata da Key4biz, mentre Il sole 24 ore riporta anche un commento di Netflix secondo il quale estensione equipara le reti che trasportano i dati su fibra alle infrastrutture private su cui transitano appunto i contenuti dei servizi streaming.

A oggi, infatti, l’obbligo di autorizzazione generale grava sulle telco sulla base del Codice delle comunicazioni elettroniche. Secondo Netflix tale estensione non ha fondamenti giuridici e che imporre una licenza da operatore tlc scoraggerebbe gli investimenti in Italia, tanto da ipotizzare di portare i server altrove. Anche AWS lo descrive come un tentativo di introdurre un quadro normativo che imponga le tasse di rete. Dato che le CDN non trasportano dati terzi, secondo i ricorrenti equipararli alle telco sarebbe un errore.

Agcom, invece, sostiene che le CDN siano reti a tutti gli effetti, atte a trasmettere segnali e quindi soggette agli stessi obblighi delle telco in termini amministrativi (come l’iscrizione al Roc), contributivi (contributo annuale ad Agcom, proporzionale al fatturato rilevante in Italia) e operativi (per esempio trasparenza e sicurezza).

Il sole 24 ore evidenza anche un altro effetto temuto da Netflix, quello della network fee o fair share, la tassa sulle reti che le telco europee chiedono da tempo e che finora il Parlamento UE ha respinto in nome della neutralità della rete. Agcom, di contro, ha sempre negato tale posizione, sottolineando che la delibera va a colmare un vuoto normativo, che vede oggi Dazn sottoposta a un regime non applicato ad altri operatori (il riferimento è al 2021 quando Dazn intervenne dopo i disservizi nelle prime giornate di Serie A).

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