Servizio pubblico e cultura in tv: una questione europea

Non si parla più di televisione, ma televisioni, mentre ogni servizio pubblico europeo deve affrontare (in maniera diversa da Paese a Paese) critiche e ripensamenti sul proprio ruolo. Allo stesso tempo, esistono esempi virtuosi di come la cultura possa “convivere” con la televisione. Questi alcuni dei temi affrontati nella mattinata del convegno “Televisioni e culture”, organizzato presso la Sala Buzzati della Fondazione Corriere della sera e dalla Fondazione Paolo Grassi. A spiegare lo scenario della televisione è intervenuto Jerome Bourdon, storico e sociologo dei media e professore all’università di Tel Aviv: a lui il compito di mettere a confronto i sistemi televisivi sottolineando come «storicamente» tutti i servizi pubblici si stiano indebolendo. André de Margerie, direttore delle Relazioni internazionali di Arte France e Manuel Arranz, direttore di La2 (Rtve, il servizio pubblico spagnolo) hanno illustrato rispettivamente le case history delle due reti. In particolare, de Margerie ha auspicato il rinnovo della collaborazione con Rai, interrotta diversi anni fa, mentre Arranza ha spiegato la difficoltà di riposizionamento della rete a seguito della riforma del servizio pubblico spagnolo e l’abolizione della pubblicità. Assente Paolo Romani (Pdl/Fi) che avrebbe dovuto partecipare con Paolo Gentiloni (Pd) alla sessione “In vista del rinnovo del contratto Stato-Rai quali nuove regole per il servizio pubblico”. Nel pomeriggio interverranno, tra gli altri, Luigi Gubitosi (Rai), Marinella Soldi (Discovery Italia), Fedele Confalonieri (Mediaset), Andrea Zappia (Sky Italia) e Renato Farina (Eutelsat). I manager saranno protagonisti dell’ultima sessione dal titolo “Obiettivi per una strategia televisiva nazionale”.

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