L’ascolto non riconosciuto non compensa automaticamente le perdite sugli ascolti tv riconosciuti e la componente di second screen può essere decisiva per valutare l’impatto delle attività dei broadcaster. Fabrizio Angelini, CEO di Sensemakers, all’Advanced Tv Conference 2026, analizza l’andamento degli ascolti della stagione
ASCOLTI: QUANTO VALE IL NON RICONOSCIUTO
Veniamo all’analisi dell’ascolto televisivo. Nella stagione 2025-26, nell’All Day, la TV Riconosciuta perde 189 mila spettatori medi, pari al -2,3%, mentre il Non Riconosciuto ne guadagna 73 mila, +4,1%. Il saldo del totale TV resta quindi negativo per 116 mila spettatori. In altri termini, soltanto il 39% della perdita della componente riconosciuta viene compensato dalla crescita del Non Riconosciuto sul grande schermo. Non c’è, quindi, un travaso diretto di audience. Nell’analisi di Sensemakers entra in gioco anche la fruizione da small screen. Tra settembre 2025 e aprile 2026, TikTok registra l’incremento più significativo dei minuti complessivi (+48% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente), seguito da Instagram (+14%), Facebook (+13%) e YouTube (+8%), mentre gli streamcaster segnano una flessione del 5%, andando a sottolineare la competizione dei social media per l’attenzione dello spettatore. Questo dato spiega in parte perché il Non Riconosciuto del TV screen, pur crescendo, non possa essere utilizzato come misura esaustiva dello spostamento verso gli operatori digitali. «Una quota rilevante del consumo di YouTube e delle altre piattaforme OTT avviene infatti su small screen e resta quindi fuori da quel perimetro». «La TV Riconosciuta perde soprattutto tra gli spettatori meno assidui, ma solo una parte di questa perdita viene intercettata dal Non Riconosciuto sul grande schermo».
I BROADCASTER COME ECOSISTEMI DISTRIBUTIVI
Secondo Sensemakers la lettura del mercato deve tenere conto della frammentazione del consumo video tra second screen, piattaforme OTT e social. «Le piattaforme svolgono funzioni diverse: quando si cercano clip o highlight di un programma TV, il 49,5% va su YouTube e il 34,1% sui social, contro il 9,7% che usa siti o app ufficiali e il 7,3% le piattaforme BVOD. YouTube e social concentrano così l’83,6% dei punti di ricerca del formato breve, contro il 17% dell’ecosistema proprietario». Ill traffico esterno può però alimentare quello proprietario: per il 53,8% le clip social invogliano a recuperare il contenuto integrale sui servizi dei broadcaster e il 58,5% chiede contenuti social nativi – backstage, curiosità, materiali aggiuntivi – non semplici ritagli della trasmissione. «Il social diventa quindi una componente del percorso distributivo, non soltanto un canale promozionale». Per esempio, a luglio 2026 Rai ha raggiunto una Total Reach pari al 96,3%, grazie all’82,3% degli adulti 18+ raggiunti sul lineare cui si aggiunge un 14% incrementale tra digitale e social. Nel caso dei 25-34 digitale e social hanno aggiunto un +30% a una reach lineare del 65,7%, arrivando a un totale pari al 95,7%. Ancora più evidente il caso Sky: sul target 18+ la reach totale è del 91,6% a fronte di un 58,8% di sola TV lineare, e sui 18-24 la componente “Only Social” vale da sola il 26,7%, più della metà della reach lineare (41,7%) misurata sullo stesso target.
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