Rilevazione server-to-server: tecnicamente, si può fare. Ma serve “progettualità”

Anitec-Assinform presenta l’analisi affidata alla School of Management del Politecnico di Milano sugli approcci Server-to-Server (S2S) per la misurazione delle audience
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È un dibattitto “progettuale” più che tecnologico, quello della rilevazione delle audience audiovisive e in particolare la diatriba che contrappone l’uso di soluzioni SDK o server-to-server per la rilevazione degli streamer, argomento in Italia di un tavolo di lavoro che durano da fin troppo tempo e sul quale è intervenuta Agcom. Oggi, presso il Politecnico di Milano, ha provato a portare il punto di vista delle piattaforme Anitec-Assinform (l’associazione di Confindustria che rappresenta le imprese ICT in Italia) attraverso un’analisi affidata al gruppo di ricerca della School of Management del Politecnico di Milano, coordinato dal prof. Lucio Lamberti, Professore Ordinario di Marketing Analytics e responsabile dell’Analytics for Business Lab. Lo studio ha analizzato gli approcci Server-to-Server (S2S) per la misurazione delle audience audiovisive, con l’obiettivo di verificarne tecnicamente l’aderenza ai principi e alle linee guida stabilite da Agcom. La ricerca ha evidenziato che gli strumenti Server-to-Server non presentano limiti tecnologici intrinseci che impediscono la rispondenza ai criteri richiamati dall’Autorità (correttezza metodologica e trasparenza, granularità del dato, certificazione e verifica, tecnologie di certificazione).

COME LA RILEVAZIONE SERVER-TO-SERVER PUÒ RISPONDERE ALLE RICHIESTE DI AGCOM
Secondo i ricercatori, «un sistema S2S censuario, opportunamente integrato dai meccanismi di certificazione e verifica, all’interno di un sistema di regole di misura condivise, e trasparenti in termini di formalizzazione, ha la possibilità di adempiere pienamente ai requisiti di correttezza metodologica e trasparenza». Il vero tema è la certificazione del dato poiché nella rilevazione server-to-server il dato di consumo viene «comunicato dallo stesso soggetto che può trarne beneficio», mentre nella rilevazione tramite Sdk il software che registra è appunto del Jic. Secondo i ricercatori si possono però mettere in campo tecnologie di certificazione con controlli a campione, che possono essere software -based (per esempio «si applicano strati di software concettualmente equivalenti all’Sdk che vengono confrontati coi dati s2s») o hardware-based e dunque con dei router o device meter. L’applicazione avviene secondo una logica di panel. Si tratterebbe di un controllo a campione come quelli applicati nella logistica, il cui obiettivo non è quello di essere rappresentativo della popolazione, bensì che verificare «che su eventi casuali ci siano un grado di rispondenza tra ciò che vedo nel campione e nel dato s2s, certificando che non ci siano state manipolazione». In merito al tipo di informazioni trasmesse, la questione è di nuovo una. «variabile di progetto», e quindi oggetto di accordi tra le parti.

L’AMBIZIONE DI AUDITEL
«Gli strumenti Server-to-Server non presentano limiti tecnologici intrinseci che impediscono la rispondenza ai criteri richiamati dall’Autorità» spiega il professor Lucio Lamberti. «L’effettiva integrazione è una sfida progettuale più che tecnologica. Non esiste limite tecnologico strutturale». I ricercatori hanno poi illustrato gli approcci di vari Paesi in merito alla rilevazione delle piattaforme streaming, da Barb a AGF, che recentemente ha presentato un accordo per la rilevazione di Prime Video, sempre server-to-server, ma certificata poi da Nielsen. Si tratta, appunto di casi, dove i vari Jic o società di ricerca lavorando ad accordi con i singoli player. L’approccio di Auditel, è stato evidenziato, è diverso: «A livello livello internazionale i jic hanno lavorato con le singole piattaforme, Auditel ha cercato di mettere tutti a un tavolo. Se ci riuscisse, questo sarebbe un golden standard», ha commentato Lamberti. Auditel – è bene però ricordare – spinge sulla rilevazione tramite Sdk, Sdk che è la base anche della Ricerca integrata di Audicom, “casa degli OTT“. «Non è che gli streamer non vogliano farsi misurare, ma cercano uno standard migliore, questa è la loro visione. Sono disponibili alla collaborazione e al dialogo», ha dichiarato in chiusura Letizia Pizzi, direttrice Generale di Anitec-Assinform.

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