La proposta di riforma della Legge cinema e audiovisivo 2020/2016 è approdata ieri, lunedì 3 agosto, alla Camera dei Deputati. Lo riporta Italia oggi. Il testo unisce le cinque iniziative in merito già approvate dalla commissione Cultura e ha incontrato il consenso delle varie forze politiche.
La riforma prevede l’istituzione di un’Agenzia per il cinema e l’audiovisivo al quale verrebbero affidate le competenze operative oggi in capo alla Direzione generale Cinema e audiovisivo del ministero della Cultura. Il testo inoltre interviene nella gestione del Fondo per lo sviluppo degli investimenti nel cinema e nell’audiovisivo e nel tax credit per la produzione (tra le novità una modulazione delle aliquote tra il 15% e il 40%). Il testo inoltre estende gli incentivi al comparto dei videogiochi e delle opere digitali. Vengono inoltre introdotte tutele previdenziali per i lavoratori dello spettacolo.
GLI AUTORI: QUESTIONI ANCORA SOSPESE
«Alcuni dei punti qualificanti del testo riprendono proposte avanzate da autori e autrici in occasione delle audizioni presso la Commissione Cultura della Camera, a cominciare dall’istituzione di un organismo autonomo e partecipato dalle categorie del settore (la futura Agenzia), la selezione degli esperti delle commissioni esclusivamente sulla base della competenza, con criteri di trasparenza nelle nomine e una durata limitata degli incarichi, il riconoscimento della discontinuità lavorativa, ossia dell’intermittenza, una definizione più chiara di produttore indipendente, ed il coordinamento tra gli enti pubblici del cinema e il servizio pubblico radiotelevisivo», scrive il Coordinamento Autori e Autrici (ANAC, 100Autori, WGI, AIDAC, ACMF, AIR3), ricordando di aver appreso solo da fonti giornalistiche l’approvazione all’unanimità del testo in Commissione Cultura della Camera.
«Nel suo complesso, infatti, il testo non affronta in maniera soddisfacente alcune delle questioni decisive per il futuro del cinema e dell’audiovisivo italiano.
Prima fra tutte quella della stabilità delle risorse. Si può anche istituire un ente autonomo, ma senza una dotazione finanziaria certa la sua autonomia rischia di essere soltanto formale. Per questo è indispensabile l’introduzione di una tassa di scopo destinata a garantire stabilità e continuità alle politiche pubbliche per il cinema. Altro punto nodale è quello della governance, con un Consiglio di Amministrazione al momento nominato solo dal Governo e dalle Regioni, senza la presenza di consiglieri nominati dalle commissioni parlamentari, e con le categorie relegate ad un semplice – ed insufficiente – ruolo consultivo. Una riforma organica del settore non può poi prescindere da una disciplina della cronologia dei media che preveda tempi di sfruttamento progressivi, coerenti con gli investimenti pubblici destinati a incentivare la visione in sala. Un principio che dovrebbe valere per tutte le opere distribuite nel nostro Paese, comprese quelle extraeuropee. Necessaria anche una norma che consenta di calmierare i costi degli estratti dei film appartenenti al patrimonio cinematografico nazionale quando utilizzati per documentari di carattere celebrativo, culturale o formativo, così da favorire la diffusione della memoria del nostro cinema.
Infine, per risolvere le contraddizioni createsi negli ultimi anni, è necessario equilibrare meglio il sostegno strutturale alla produzione artistica e culturale nazionale – tutelato dal principio europeo di Eccezione Culturale, e prima ragion d’essere del Fondo Unico per il Cinema e l’audiovisivo – con i fondamentali incentivi al settore di natura puramente industriale ed occupazionale (in particolare il Tax Credit), che, data appunto la loro diversa natura, dovrebbero chiamare in causa risorse provenienti da altri Ministeri».
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L'Aula di Montecitorio in occasione degli 80 anni della Costituente (©Foto: Livio Anticoli - Alessandro Para - Umberto Battaglia/ Camera.it)




