Anche la Rai dovrà dare il suo contributo al risanamento dei conti italiani, con una quota di 150mln di euro. Il presidente del Consiglio Matteo Renzi ha confermato, quindi, il taglio per viale Mazzini, ridotto rispetto ai 170mln di euro prospettati inizialmente. Rai potrà scegliere come contribuire, ma dovrà farlo sicuramente: a tale proposito, il consiglio dei ministri ha autorizzato l’azienda a vendere RaiWay (la società che gestisce gli impianti di trasmissione è stata valutata da Mediobanca 600mln di euro) e a riorganizzare le sedi regionali. Secondo Usigrai, il taglio di 150mln avrà un impatto pesante sull’azienda, ma anche sull’indotto audiovisivo: «Si tratta di un taglio netto lineare, di dubbia legittimità perché lede il principio di indipendenza economica dei Servizi pubblici dai governi, e fuori da qualunque discussione sullo sviluppo e il futuro», si legge in una nota. Il sindacato è contrario sia alla vendita, anche parziale, di RaiWay («una scelta strategica errata. E per di più introdurre questa ipotesi per legge, nei fatti mette la Rai in una posizione di debolezza, costringendola a una svendita»), sia alla riorganizzazione delle sedi Regionali («ci opporremo a qualunque progetto che indebolisca la presenza della Rai sul territorio, che anzi andrebbe rafforzata proprio in prospettiva del rinnovo della Concessione del 2016»). Dubbi, infine, sul tetto agli stipendi dei dirigenti, fissato in 240mila euro, equiparando a quelli dei colleghi del settore pubblico: la natura privatistica dei contratti (la Rai è azienda pubblica, ma è anche una società per azioni) potrebbe portare a una serie di ricorsi davanti al Tribunale del Lavoro.
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