Sono pesanti le accuse alla Rai di Piero Di Lorenzo, fondatore della Ldm Comunicazione, società di produzione (da “Mi gioco la nonna” a “Ciak si canta”). Come riporta “il Fatto Quotidiano”, l’imprenditore denuncia presunte richieste di denaro e di favori da parte di tre dirigenti della Rai: fino a quando si è limitato a informare, dando l’impressione di non pretendere giustizia, ma di accontentarsi di lavorare, ha potuto continuare a intrattenere proficui rapporti di fornitura editoriale con la Rai; quando invece la denuncia è stata reiterata con troppa convinzione, la gestione di Luigi Gubitosi ha reagito cancellando di fatto l’azienda dal panel dei fornitori. Il produttore riferisce «l’azzeramento del fatturato» della sua società, «che al momento delle denunce era di 18mln di euro» anche grazie a programmi come “I raccomandati”. Le circostanze descritte da Di Lorenzo sono dettagliate e sono state già raccontate in una lettera indirizzata, lo scorso ottobre, al presidente Rai Anna Maria Tarantola e al dg Gubitosi. La replica della Rai non tarda ad arrivare. Viale Mazzini sostiene che, non appena è stata ricevuta la lettera in questione, il presidente e il dg «hanno chiesto un audit approfondito, dal quale non è emerso nulla». Anzi, dicono in Rai, «in molti casi è emerso dalle carte perfino il contrario di quanto affermato». Affinché il caso non resti solo giudiziario, ma diventi anche politico, Di Lorenzo ha spedito la lettera in questione ai capigruppo di tutti i partiti, al ministro dell’Economia Fabrizio Saccomanni (la Rai è controllata dal ministero in questione) e a quello dello Sviluppo Flavio Zanonato, e ha illustrato la vicenda nel corso di una conferenza stampa organizzata al Parlamento europeo di Bruxelles. Tutto questo mentre, a Roma, l’inchiesta che vede indagati i tre dirigenti Rai è ferma da mesi.
© RIPRODUZIONE RISERVATAIn caso di citazione si prega di citare e linkare tivubiz.it







