«Sarebbe utile conoscere dal Parlamento e dall’azionista, che sono i nostri referenti, il modello di servizio pubblico cui si vuole tendere e il perimetro dello stesso. Senza indicazioni, è elevata la probabilità di delineare un percorso non coerente con gli orientamenti del Parlamento, con conseguente perdita di tempo e di risorse». Così Anna Maria Tarantola, presidente Rai, ha riassunto ieri in commissione di Vigilanza la lettera firmata da lei stessa e dal dg Gubitosi all’azionista di riferimento, il ministero dello Sviluppo economico. Secondo la presidente, per un cambiamento radicale dell’azienda occorre intervenire sulla mission, sulla governance e sul canone, compito non alla portata della Rai, «comunque pronta a collaborare». La lettera non ha intenti polemici, ma è una richiesta di informazioni, doverose, sugli effetti del decreto legge Irpef (che impone alla Rai un taglio da 150mln di euro) sull’azienda e sulle azioni necessarie a metterlo in atto. Già da settembre si stima infatti una perdita quantificabile in 162mln di euro. Pur non avendo ancora i dati sulle quotazioni, la presidente ha rassicurato che non ci sarà alcuna svendita di RaiWay, mentre per quanto riguarda il ricorso contro il decreto Irpef, se ne parlerà dopo aver ricevuto il parere del costituzionalista Enzo Cheli. Tarantola ha dichiarato che il cda analizzerà anche il contenuto della lettera inviata da Ebu (associazione tv pubbliche europee) al presidente Napolitano e ha annunciato inoltre la riduzione dei compensi delle star e dei conduttori del 10/15% man mano che questi arriveranno a scadenza.
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