Rai: doppio ricorso dei sindacati

Slc-Cgil, Uilcom Uil, Federconsumatori e Adusbef hanno presentato ricorso al Tar contro il prelievo da 150mln di euro dalle risorse da canone imposto dal governo alla Rai e contro la cessione di RaiWay, contestando «la legittimità dell’art.21 del D.L. 24 aprile 2014, n.66 conv. con modificazioni nella L. 23 giugno 2014, n.89». Il prelievo da 150mln di euro è, secondo i sindacati, una tassa nuova e occulta a carico dei cittadini, che hanno pagato il canone per un fine preciso, il finanziamento del servizio pubblico. «Se il canone contribuisce alla fiscalità generale, il cittadino non paga più le aliquote conosciute ma una aliquota maggiore, non determinata per legge», si legge nelle ragioni del ricorso. Il D.L.n.66/2014 presenterebbe ulteriori profili di illegittimità, riducendo con effetto retroattivo le risorse dovute alla Rai senza una riforma che assicuri gli standard di servizio inseriti nel contratto 2013-2015; è in contrasto con l’art.77 Cost (il decreto legge è utilizzabile solo in casi di straordinaria necessità e urgenza) e viola la natura giuridica del canone. Per quanto riguarda RaiWay, l’operazione di vendita è stata definita «una incredibile operazione di manipolazione legislativa, destinata a non superare l’esame dei giudici che potranno annullare o disapplicare il Dpcm (decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri, ndr.), con gravi conseguenze sul mercato e sulla stessa Rai». Con il Dcpm il Governo ha sostanzialmente affidato a se stesso funzioni che spettano esclusivamente al Parlamento, «un abuso». La stessa Consob, sottolineano i sindacati, ha imposto l’inserimento nel prospetto informativo dell’offerta pubblica di vendita l’indicazione di rischio costituito dalla «contestazione dell’Offerta Globale da parte di alcune organizzazioni sindacali» (punti 4.3.7 e 6.1.5.9 del prospetto). In allegato, il testo integrale del ricorso.

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