La pirateria non è solo un danno per l’industria, ma anche per gli utenti che usufruiscono di contenuti illeciti. A confermarlo è la ricerca Il prezzo nascosto della pirateria, realizzata dall’Istituto per la Competitività (I-Com), e presentata ieri, martedì 31 marzo, alla Camera dei Deputati, che approfondisce la relazione tra streaming illegali e cybersicurezza tramite l’analisi dei rischi per gli utenti e la stima della perdita economica media per le vittime.
PIRATI E TRUFFATORI
In Italia gli utenti dei servizi pirata vittime di furti di dati personali e truffe digitali subiscono una perdita economica media di circa 1.200 euro a persona, che supera i 1.500 euro nella fascia di età compresa tra i 45 e i 64 anni. Il danno economico complessivo è passato da 1,24 miliardi di euro nel 2022 a 1,32 miliardi nel 2023, fino a superare 1,42 miliardi di euro nel 2024 (+14,5% in tre anni). Dati in linea con con quanto rilevato anche nel Regno Unito, dove si stima che il 40% degli utenti pirata abbia subito una perdita media pari a 1.680 sterline (dati BeStreamWise, 2025).
I DANNI PER L’INDUSTRIA
Secondo i dati FAPAV/Ipsos, la pirateria interessa il 40% della popolazione adulta italiana, che rischiano non solo sanzioni amministrativa, ma appunto, perdite derivanti proprio dagli stessi servizi illegali che utilizzano. Dal lato industriale, la pirateria si conferma un danno per tutto il sistema: secondo lo studio I-Com entro il 2030 la pirateria potrebbe costare all’Italia oltre 34 mila posti di lavoro nell’industria creativa, di cui circa 27.000 concentrati nella produzione cinematografica, televisiva e audiovisiva. Nel 2025 la pirateria sarebbe già costata 3.400 posti di lavoro (+47% rispetto al 2024).
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