Amazon non avrebbe dovuto inserire la pubblicità nell’abbonamento a Prime Video senza prima chiedere il consenso dei suoi clienti. Lo ha stabilito il Tribunale di Monaco di Baviera I nella causa intentata da VZBV (Verbraucherzentrale Bundesverband), la federazione delle organizzazioni a tutela dei consumatori in Germania, contro lo streamer. Il ricorso riguarda il passaggio di Prime Video da Svod puro a ibrido, con l’inserimento di spot pubblicitari.
PRIME VIDEO CON PUBBLICITÀ: MODIFICA UNILATERALE DEL CONTRATTO?
Come è noto, Prime Video ha inserito la pubblicità nell’abbonamento principale, consentendo di passare a un abbonamento senza pubblicità pagando un costo aggiuntivo di 2,99 euro al mese. Il ricorso di VZBV fa riferimento proprio alla comunicazione inviata agli abbonati: l’e-mail inviata da Prime Video ai suoi clienti (il 3 gennaio 2024) informava della successiva introduzione della pubblicità nell’offerta, spiegando agli abbonati che non avrebbero dovuto fare nulla. Secondo VZBV il contenuto di tale e-mail è stato fuorviante, ai sensi dell’articolo 5, paragrafo 2, della legge tedesca contro la concorrenza sleale (UWG), perché suggeriva che la pubblicità sarebbe stata obbligatoria da quel momento. Si trattava, dunque, di una modifica unilaterale del contratto.
COMUNICAZIONE FUORVIANTE
Nella sentenza del 16 dicembre 2025 (n. causa: 33 O 3266/24), il tribunale ha invece stabilito che la comunicazione di Prime Video ai clienti è stata fuorviante e ha costituito una modifica contrattuale non consentita. Il Tribunale ha imposto ad Amazon di correggere le informazioni inviando una lettera di rettifica ai clienti coinvolti (la sentenza non è però al momento giuridicamente vincolante). Secondo il Tribunale la comunicazione si è configurata come una pratica commerciale ingannevole. Amazon avrebbe potuto modificare solo le condizioni di servizio in termini di contenuto (quindi film e serie offerte) e non la natura del contratto (con o senza pubblicità).
IL VALORE DELL’OFFERTA SENZA PUBBLICITÀ
Prime Video si è difesa sottolineando che la piattaforma, in quanto fornitore di servizi streaming e quindi media simile alla radiodiffusione, avrebbe potuto inserire la pubblicità come parte integrante dei suoi programmi, facendo riferimento all’articolo 5 della Grundgesetz, Legge fondamentale della Repubblica Federale di Germania. Il Tribunale ha convenuto che tale legge intende proteggere le tv dall’ingerenza dello Stato, ma poiché «la convenuta stessa aveva originariamente fatto dello streaming senza pubblicità l’oggetto del contratto ora deve attenersi a tale clausola». «L’assenza di pubblicità nell’offerta di streaming video e quindi la “godibilità indisturbata dell’opera” rappresentano un fattore di valore essenziale per i clienti».
LE CONSEGUENZE PER IL MERCATO
Un portavoce di Amazon ha dichiarato ad alcune testate internazionali di non essere d’accordo con la sentenza e di aver informato i clienti in totale trasparenza. Inoltre, prima di procedere, verrà analizzata la sentenza. Secondo VZBV la sentenza del tribunale rappresenta mira a evitare che la piattaforma apporti simili modifiche in futuro.
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