Il Nucleo speciale beni e servizi di Roma della Guardia di Finanza, nel corso delle indagini coordinate dalla Procura di Bologna, ha messo a segno una nuova attività di contrasto alla pirateria audiovisiva. Sono stati individuati utenti che usufruivano di servizi illegali forniti da un reseller residente nella provincia di Rimini. Attraverso l’analisi di transazioni bancarie e ricariche di carte prepagate, sono stati identificati 120 clienti (residenti in oltre 60 province) che acquistavano con un importo mensile servizi illegali per l’accesso alle principali piattaforme pay come Sky, DAZN, Netflix, Disney+ e Prime Video. Si tratta di persone tra i 20 e i 70 anni, appartenenti a «categorie lavorative eterogenee, tra cui lavoratori dipendenti, liberi professionisti e pensionati». Nessuno, a oggi, avrebbe presentato ricorso contro le sanzioni.
Sono state contestate violazioni amministrative in materia di tutela del diritto d’autore, con sanzioni che vanno dai 154 fino a 5mila euro nei casi più gravi e di recidiva (art. 174-ter della legge n. 633/1941). La GdF evidenzia la «polarizzazione dei cosiddetti end-users (utenti finali) nel territorio romagnolo, anche perché il fenomeno illecito viene spesso promosso mediante passaparola e diretta conoscenza e non soltanto su internet».
«Gli esiti del servizio – frutto dell’azione di polizia economico-finanziaria della Guardia di Finanza e della collaborazione con i Reparti territoriali – confermano come l’illegale fruizione di contenuti audiovisivi rappresenti un fenomeno diffuso e trasversale che non si può circoscrivere a specifiche fasce d’età o contesti socio-economici e che danneggia il sistema economico con pesanti ricadute sui lavoratori del settore e sugli operatori economici dell’indotto», si legge nella nota ufficiale.
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