Per la Rai è allarme posti di lavoro

Per la Rai si prospetta una «ridefinizione» dei livelli occupazionali compatibili con il nuovo perimetro produttivo. Il taglio dei 150mln di euro (contro il quale il sindacato Usigrai continua a chiedere che Viale Mazzini presenti ricorso) imposto dal governo Renzi comporterà la revisione del piano industriale 2013-2016, con pesanti conseguenze su tutta l’azienda. Ascoltato ieri in commissione di Vigilanza, il dg Luigi Gubitosi ha presentato i risultati di una prima analisi sugli impatti economici dell’applicazione del decreto Irpef. Conseguenze? Il risultato di esercizio per la fine del 2014 avrà segno negativo, con una stima di 162mln di euro. Da qui, la revisione del piano industriale precedente, che prevedeva invece il pareggio nel 2014 e un utile nel 2015. Ma non solo, il decreto comporta una significativa riduzione del capitale sociale di viale Mazzini, già esiguo rispetto ai volumi di attività «che alla fine del mese di settembre del corrente anno richiederebbe l’adozione dei provvedimenti di cui all’art. 2446 del Codice Civile», quindi la riduzione del capitale sociale per perdite. Come ulteriore conseguenza, al 31 dicembre 2014 non potranno essere rispettati i convenants bancari, «con impatto negativo tanto in termini di condizioni quanto di potenziale accelerazione del rimborso a valere su un indebitamento bancario pari a circa 500mln di euro». Da qui, l’ipotesi di tagli al personale, così come la ridefinizione dell’offerta e delle attività (come gli investimenti in cinema e fiction, così come l’eventuale chiusura di un centro di produzione). Gli obblighi di servizio pubblico dovranno essere commisurati all’effettivo canone percepito: a questo proposito, Gubitosi ha spiegato che sarebbe d’accordo con l’introduzione di un canone sociale a tutela delle fasce più deboli. Anzi, il manager preferirebbe un’imposta più bassa, ma pagata da tutti. Secondo il vicepresidente della commissione, Salvatore Margiotta, la revisione del piano dovrà però rispettare determinate condizioni, ovvero la difesa dei livelli occupazionali (valutando magari un nuovo programma di prepensionamenti), il rispetto degli investimenti in cultura, mantenendo quindi i budget di Rai Cinema e Rai Fiction e la difesa della qualità del prodotto. Si procede invece con la vendita (nessuna svendita, ha assicurato il dg) di una quota di minoranza di RaiWay. Intanto, i segretari di Cgil, Cisl, e Uil hanno annunciato per il 3 giugno una conferenza stampa nella quale verranno presentate le iniziative contro i tagli.

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