Paramount/WBD: l’Inghilterra potrebbe intervenire

Lisa Nandy, Secretary of State for Culture, Media and Sport, annuncia un possibile intervento sull’acquisizione. Due gli elementi critici: il pluralismo dell’informazione e del controllo delle imprese media

Il governo britannico potrebbe intervenire sull’acquisizione di Warner Bros. Discovery da parte di Paramount.  Lisa Nandy, Secretary of State for Culture, Media and Sport, ha infatti annunciato di stare valutando un possibile intervento del suo Dipartimento (sulla base dell’Enterprise Act del 2002).

Non si tratta, ancora, di un intervento, quanto di un avviso: «Non ho ancora preso una decisione in questa fase», spiega la Segretaria, tanto che le parti potranno dare ulteriori informazioni entro il 6 luglio. In caso di intervento (Intervantion Notice), Ofcom e CMA (l’Antitrust britannico) dovranno fornire rapporti in merito, valutando quindi quale impatto l’operazione avrà sulla concorrenza e sui motivi di interesse pubblico. A seconda dell’esito dei Rapporti, potrebbe scaturire un’indagine del CMA.

Due sono, in particolare, i temi di interesse pubblico sui quali il governo potrebbe intervenire:

  • «La necessità, nella misura in cui ciò sia ragionevole e fattibile, di una pluralità sufficiente di punti di vista nei mezzi di informazione in ciascun mercato dei mezzi di informazione nel Regno Unito o in una parte di esso»
  • «La necessità, in relazione a ogni diverso pubblico nel Regno Unito, o in una particolare area o località di esso, di garantire una pluralità sufficiente di soggetti che esercitino il controllo sulle imprese media, o sulle imprese che forniscono servizi di programmi on demand, o su entrambe, al servizio di tale pubblico».

Sebbene si tratti di un’operazione di livello globale, il focus, spiega Nandy, è sul pubblico britannico e quindi sulla disponibilità per esse di reti come Channel 5, TNT Sports, Cartoon Network, Nickelodeon, CNN International, così come i servizi Svod Paramount+ e HBO Max. L’Enterprise Act non contempla la necessità di un pluralismo di soggetti che controllino le imprese media – ricorda la Segretaria – ma questo perché è stata scritta in un momento in cui il consumo televisivo avveniva per larga parte sui canali lineari. Ora, però, alla luce del nuovo scenario, questo elemento va tenuto in considerazione.

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