Il percorso verso la fusione tra Paramount Skydance e Warner Bros. Discovery entra nella sua fase più delicata. Dopo mesi di autorizzazioni ottenute sui principali mercati internazionali, il gruppo guidato da David Ellison ha incassato anche il via libera dell’autorità antitrust messicana, portando a 68 il numero dei Paesi che hanno approvato l’operazione. A questo punto, l’ultimo grande ostacolo non arriva più dall’estero, ma dagli Stati Uniti: California e altri undici Stati continuano infatti a opporsi all’accordo e hanno portato il caso davanti a un tribunale federale.
La causa, avviata a luglio presso la corte federale di Oakland, sostiene che la fusione possa ridurre illegalmente la concorrenza in diversi segmenti dell’industria dell’intrattenimento, dal cinema alle grandi produzioni fino alla televisione via cavo. A questa iniziativa si è aggiunta anche quella della Writers Guild of America, che contesta l’operazione per il possibile impatto sul numero di acquirenti disponibili per il lavoro degli sceneggiatori.
Il processo è stato fissato per il 2 marzo 2027, una tempistica che rappresenta un problema concreto per Paramount. A partire dalla fine di settembre, infatti, la società dovrà iniziare a sostenere una penale da circa 7 milioni di dollari al giorno destinata agli azionisti di Warner Bros. qualora il closing continui a slittare. Se l’operazione dovesse restare bloccata fino alla primavera, il conto potrebbe quindi diventare particolarmente pesante, aggiungendosi alle spese legali e agli altri costi legati all’incertezza sul futuro della nuova società.
Per questo David Ellison sta cercando di aprire una strada alternativa al processo. Pur ribadendo la convinzione che Paramount possa prevalere in tribunale, il manager ha confermato la disponibilità del gruppo a offrire impegni e concessioni e a lavorare con i procuratori generali dei dodici Stati per trovare una soluzione anticipata. L’obiettivo è arrivare a un accordo che permetta di chiudere l’operazione prima dell’inizio del procedimento federale.
Dall’altra parte, però, la posizione resta rigida. Il procuratore generale della California Rob Bonta ha più volte sostenuto che le misure proposte da Paramount non sarebbero sufficienti a risolvere i problemi di concorrenza evidenziati nella causa. In particolare, Bonta ha espresso scetticismo verso i cosiddetti rimedi comportamentali, come gli impegni sul numero di film da distribuire, indicando invece la necessità di interventi strutturali più significativi.
Sul tavolo restano quindi diverse ipotesi. Tra queste viene indicata anche una possibile cessione di CNN, mentre Paramount ha fatto sapere di poter valutare lo spostamento fuori dalla California di alcune attività, produzioni e posti di lavoro qualora non emergesse una soluzione entro l’inizio di ottobre. Con il fronte internazionale ormai sostanzialmente chiuso, la partita decisiva per il futuro dell’operazione si gioca così interamente negli Stati Uniti, tra trattative, possibili concessioni e un processo che, almeno per il momento, resta fissato per il prossimo marzo.
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Cr. Noam Galai/Getty Images for Paramount - Shuttershock




