Per Paolo Bonolis, Pippo Baudo ha dimostrato come «si può restare contemporanei, adeguando le proprie idee e il proprio stile di conduzione in modo da restituire un racconto con il linguaggio dei tempi attuali».
Cosa c’è di Baudo nella moderna conduzione televisiva?
Tantissimo. Lui è stato uno dei pionieri. Ha aperto la strada in un periodo in cui la televisione era solo un gigantesco mistero in cui ci si muoveva ancora a tentoni. Si è adoperato in prima persona con grande impegno e professionalità. Ha dimostrato a tutti noi che siamo venuti dopo di lui come si può restare contemporanei, adeguando le proprie idee e il proprio stile di conduzione in modo da restituire un racconto con il linguaggio dei tempi attuali. […]
Baudo ha spesso lamentato l’impoverimento della lingua e l’uso eccessivo, in tv, degli anglicismi. Lei che da sempre ha un lessico molto ampio, come la pensa?
L’impoverimento della lingua italiana è una triste realtà, che però non riguarda solo la televisione, ma tutti gli ambiti della vita. Assistiamo a un’atrofizzazione, a un rattrappimento del linguaggio che ha tra le sue concause l’abuso dei social e delle nuove tecnologie. Ciò che prima veniva espresso a parole, adesso è restituito anche e soprattutto grazie a simboli, emoji, abbreviazioni, sintesi. È un meccanismo diabolico e vampiresco a cui assisto guardando il comportamento dei miei figli. Da ragazzo, io leggevo e mi confrontavo con le altre persone, i miei coetanei in primis. Oggi vedo che i ragazzi sanno solo scrollare i social e comunicare via messaggio. Il mio linguaggio risulta più curato della media? Parlo così, perché è par te del mio modo di essere. Non saprei esprimermi diversamente. Non lo faccio certo per arroganza o esibizionismo. E se esprimersi con proprietà di linguaggio mi fa passare per un boomer, ben venga! Quanto agli anglicismi, sono d’accordo: ormai tutti parlano con così tanti termini inglesi, che sembra sempre di stare a Milano! […]
Come conduttore come si sente all’interno di un format?
Io ho privilegiato programmi nuovi e originali: Avanti un altro!, Il senso della vita, le due edizioni di Sanremo 2005 e 2009, Chi ha incastrato Peter Pan?. Quando invece ci si ritrova all’interno di un format, si ha la licenza di muoversi cambiando stili e linguaggi, ma sempre nel rispetto della traiettoria finale. È giusto e opportuno introdurre delle modifiche sartoriali, per “cucirsi” addosso il programma. Per me uno show deve essere prima di tutto divertente per il pubblico, i concorrenti e il conduttore. Poi c’è chi usa altri registri, come la serietà e la drammaticità, ma non è questo il mio stile. La mia cifra è sempre il divertimento, la gioia. O anche una nota surreale e grottesca, come nel caso di Avanti un altro! […]
Come si può conquistare un pubblico televisivo più giovane?
La mia generazione è cresciuta con la tv, da qui la nostra vocazione spontanea di guardarla e continuare a farlo. I giovani sono cresciuti immersi in altri media ed è naturale aspettarsi che conquistarli sarà sempre più difficile, specie se chi cerca di farlo non è sintonizzato con loro. Posso dire che cosa li respinge: l’affettazione. E cosa li conquista: una narrazione leggera, spontanea, sincera. I giovani apprezzano narrazioni che sanno di verità.
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Paolo Bonolis (©Luigi Zomparelli/Mediaset)




