Obblighi di investimento: Netflix perde in Belgio, ma restano delle domande

La Corte Costituzionale belga rigetta il ricorso di Netflix (e Disney) contro gli obblighi di investimento sul territorio francofono. Restano però sospese alcune questioni pregiudiziali sulle quali dovrà confrontarsi la Corte di giustizia europea
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Netflix (ma anche The Walt Disney Company) perde la sfida contro gli obblighi di investimento europei. Non una battaglia persa al 100%, ma comunque significativa all’interno delle complesse relazioni tra Ott ed Europa.

La Corte Costituzionale belga ha infatti ha rigettato buona parte delle richieste di Netflix in merito all’annullamento del decreto della Comunità francese di riforma gli obblighi di investimento nella produzione audiovisiva. Il caso risale al 2024 quando Netflix ha presentato ricorso contro la riforma sugli obblighi di investimento per la produzione locale ed europea decisa dalla Regione francese del Belgio (la Vallonia). Il decreto del 7 dicembre 2023, infatti, modificava il contributo richiesto agli editori televisivi tradizionali e ai servizi on demand, imponendo un sistema di aliquote progressive sulla base del giro d’affari, con un’aliquota massima del 9,5%. Al ricorso di Netflix si era poi aggiunta anche The Walt Disney Company.

Ora, la Corte ha stabilito che il sistema di aliquote progressiva in funzione del giro d’affari è ragionevolmente giustificato e che all’aliquota massima del 9,5% sia proporzionata (ARRÊT 36/2026).

Restano però delle questioni pregiudiziali aperte che il Tribunale ha rinviato alla Corte di giustizia europea. I dubbi riguardano «l’impossibilità di far valere, a titolo di investimento, l’acquisizione dei diritti di diffusione di un’opera audiovisiva già prodotta», «il fatto che la ripartizione tra opere audiovisive belghe francofone (35 %) e opere europee (65 %) si applichi solo quando il contributo assume la forma di investimenti e non quando assume la forma di un versamento»; «l’impossibilità, per un editore con sede nel territorio di un altro Stato membro ma che si rivolge al pubblico della Comunità francese, di tenere conto dei contributi imposti da altri Stati membri».

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