Non c’è IA senza diritto d’autore

Su Tivù di giugno 2026 parliamo della Risoluzione su Diritto d’autore e intelligenza artificiale generativa approvata dal Parlamento europeo
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La Risoluzione su Diritto d’autore e intelligenza artificiale generativa approvata dal Parlamento europeo pone l’accento sulla protezione dei creatori di contenuti, necessaria non solo alla tutela dei singoli e del settore creativo, ma anche alla salvaguardia della democrazia stessa. Le proposte emerse vanno nella direzione di un quadro giuridico che non ostacoli, ma orienti nella giusta direzione, lo sviluppo tecnologico

Si può promuovere e sviluppare una strategia europea per l’intelligenza artificiale salvaguardando allo stesso tempo creatori e cittadini/utenti? È la domanda che si sono posti gli eurodeputati approvando, lo scorso 10 marzo, la Risoluzione su Diritto d’autore e intelligenza artificiale generativa – Opportunità e sfide. Adottata con 460 voti a favore, 71 contrari e 88 astenuti, la Risoluzione afferma «che la normativa europea sul diritto d’autore debba applicarsi a tutti i sistemi di intelligenza artificiale generativa (GenAI) presenti sul mercato dell’UE, indipendentemente dal luogo in cui sono stati addestrati». I temi principali: trasparenza e corretta remunerazione per l’uso di opere protette dal diritto d’autore, creazione di un mercato delle licenze, diritto di esclusione dei propri contenuti dall’addestramento dei sistemi GenAI, protezione dei media e della stampa e tutela degli individui.

La prima raccomandazione è già significativa: il Parlamento «prende atto delle ambiguità finora riscontrate nell’applicazione della direttiva sul diritto d’autore e sui diritti connessi nel mercato unico digitale nel contesto dell’addestramento della GenAI e raccomanda di chiarirne rapidamente l’applicazione e l’attuazione». Serve, quindi, un «quadro giuridico supplementare per chiarire le norme in materia di concessione di licenze», con disposizioni «che garantiscano l’efficace cooperazione dei fornitori di GenAI con i creatori e altri titolari di diritti, compreso un mercato delle licenze funzionante che ripristini il potere contrattuale dei titolari di diritti e soluzioni di protezione praticabili». Non ci sono sconti nella Risoluzione, che nei considerando cita la «violazione diffusa» delle norme in materia di diritto d’autore da parte dei fornitori di IA generativa, per esempio la raccolta non autorizzata di opere, mancato rispetto dei diritti sui testi ed estrazione di dati, uso di fonti usurpative: prassi che devono essere arginate.

AI CREATORI L’ULTIMA PAROLA
Licenze, controllo dei diritti e trasparenza sono dunque le linee guida della Risoluzione. Serve «un quadro giuridico supplementare per chiarire le norme in materia di concessione di licenze per la GenAI e per affrontare le potenziali violazioni dell’attuale legislazione in materia di diritto d’autore» (Raccomandazione 2). All’interno di questo quadro il Parlamento chiede vengano incluse disposizioni che garantiscano «l’efficace cooperazione» tra fornitori di GenAI, creatori e titolari dei diritti.

L’idea è quella di costruire un «mercato delle licenze funzionante», che permetta ai titolari dei diritti una corretta remunerazione e ai fornitori di IA (incoraggiati appunto a fare richiesta di licenze) di accedere ai dati di addestramento di alta qualità, consentendo in ogni caso il diritto a non cedere il diritto d’uso dei propri contenuti (Racc. 9). Il documento interviene anche sull’eventualità di remunerare in modo equo gli usi passati delle opere protette, opponendosi, invece, «a qualsiasi proposta quadro basata sull’ottenimento, da parte dei fornitori di IA, di una licenza globale per l’addestramento dei loro modelli di GenAI in cambio di un pagamento forfettario» (Racc. 21).

Il controllo dei diritti è quindi elemento portante del rapporto tra settore creativo e intelligenza artificiale: editori, broadcaster e creatori devono poter autorizzare o escludere l’uso dei contenuti. Tema, questo, particolarmente rilevante per il mondo dell’informazione (Racc. 5). Di nuovo, il consenso va sempre esplicitato, tanto che si suggerisce alla Commissione di «esaminare in che modo i diritti accessori per gli editori di stampa, i giornalisti e i redattori e altri diritti connessi, anche per i produttori di mezzi di informazione e le emittenti di notizie, potrebbero essere estesi a tali finalità».

La «certezza giuridica» è necessaria quindi sia ai titolari dei diritti che ai fornitori di IA (che devono avere strumenti che permettano loro di garantire il diritto d’autore). Secondo il Parlamento, l’EUIPO (The European Union Intellectual Property Office) potrebbe essere l’intermediario di fiducia «che gestisce ed elenca le esclusioni delle opere dall’addestramento».

Terzo elemento, la trasparenza. Spiega la Raccomandazione 12: «per scopi quali l’inferenza e la generazione aumentata dal recupero, che richiedono l’acquisizione di dati continua e in tempo reale, la trasparenza dovrebbe essere integrata dall’obbligo per i crawler di essere identificabili per l’operatore web e per le imprese di IA di tenere registri dettagliati di tutte le attività di crawling svolte, tenendo debitamente conto della necessità di proteggere i segreti commerciali e le informazioni commerciali riservate e garantendo un adeguato equilibrio tra tale protezione e l’efficace attuazione degli obblighi di trasparenza». Da qui la proposta di una filigrana digitale, ma anche la promozione di attività di ricerca e sviluppo di norme e soluzioni tecnologiche innovative «che migliorino la capacità di verificare le informazioni sulle serie di dati».

RISPETTARE LE REGOLE UE
Particolare attenzione viene rivolta ai settori della stampa e dei mezzi di informazione di cui si riconosce lo sfruttamento «ripetuto» da parte dei sistemi IA. A rischio non è solo la salvaguardia economica, ma anche il pluralismo, la diversità e il dibattito democratico dei media.

La Risoluzione chiede alla Commissione europea di valutare ed eventualmente proporre «meccanismi che garantiscano che i fornitori di modelli o sistemi di GenAI che deviano in modo dimostrabile il traffico e le entrate dalla stampa e dai mezzi di informazione compensino tali mezzi di informazione in modo equo, proporzionato e non discriminatorio, prestando particolare attenzione ai media locali e regionali» (Racc. 7).

Il fenomeno dell’aggregazione dei contenuti informativi da parte della GenAI è ormai sotto gli occhi di tutti e va pertanto affrontato garantendo la piena applicazione del diritto dell’UE e in particolare l’articolo 34 del Regolamento sui servizi digitali, che impone alle piattaforme online o motori di ricerca di dimensioni molto grandi (gatekeeper) l’obbligo di effettuare valutazioni dei rischi sistemici e quindi di mitigarli. Avvantaggiando i propri servizi IA, infatti, i gatekeeper danneggiano la concorrenza con gli utenti commerciali per il sistema dei media.

Qui entrano in gioco le Raccomandazioni 7 e 8: compensazioni per gli editori, impatto sul traffico e sui ricavi, ruolo della GenAI nell’accesso all’informazione e nel pluralismo. Si alza, dunque, il livello di pressione sui player globali. La Raccomandazione 16 afferma che (in conformità al diritto dell’UE e «al fine di garantire condizioni di parità tra i servizi di GenAI con sede nell’UE e quelli con sede al di fuori dell’UE») il principio di territorialità vada interpretato in modo tale che la legge europea sul diritto d’autore si applichi «indipendentemente dalla giurisdizione in cui hanno luogo le azioni pertinenti in materia di diritto d’autore» alla base dell’addestramento di modelli e sistemi di GenAI. Di conseguenza, modelli che non rispettino il diritto d’autore non potranno essere immessi sul mercato europeo.

TROPPO TARDI?
Gli eurodeputati sono consci delle difficoltà dei vari mercati europei sul tema. Il Considerando B è lapidario: «Il ritardo dell’UE rispetto agli sviluppi internazionali nel settore dell’intelligenza artificiale rappresenta una sfida strategica». Promuovere, «anziché ostacolare» lo sviluppo dei servizi IA è strategico per l’UE, ma deve essere fatto con competitività e innovazioni sostenibili, salvaguardando i vari settori.

«Restare competitivi nella corsa al miglioramento dell’IA generativa implica altresì l’accesso a contenuti di alta qualità, il che evidenzia l’importanza di un settore creativo equamente retribuito quale fonte di dati di alta qualità per l’addestramento dei sistemi di IA». Il settore creativo europeo genera il 6,9% del prodotto interno lordo dell’Unione Europea e rappresenta circa il 4% del suo valore aggiunto, dando lavoro a circa 8 milioni di persone. Un mercato, dunque, che va valorizzato. Allo stesso tempo, vanno superati gli ostacoli interni: il Considerando I spiega che sarebbe «fondamentale» un’armonizzazione dei regimi nazionali in materia di diritto d’autore.

Lo scenario non è incoraggiante: l’intelligenza artificiale generativa (creando «in modo massiccio ed economico contenuti che imitano quelli prodotti dalla creatività umana») compete direttamente con il lavoro dei creatori di contenuti culturali e mediatici. Questa concorrenza genera conseguenze inquietanti: calo della qualità dei contenuti, «declino generale della produzione culturale e creativa umana» fino alla «graduale scomparsa della dimensione umana dall’opera creativa», con conseguenze sulla «vitalità economica del settore» se non «l’esistenza stessa della società e della democrazia europee».

Il Regolamento sull’IA, oggi, «non può essere completo senza una solida protezione del diritto d’autore e dei diritti connessi». L’Unione Europea deve, insomma, «offrire una risposta forte e unitaria per garantire il funzionamento del proprio mercato interno, proteggere la propria forza lavoro e competitività, rafforzare la propria autonomia tecnologica e stabilire norme globali nel settore della proprietà intellettuale». È una partita tutta da giocare e soprattutto da vincere.

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