Netflix: sì alle regole UE, ma senza frammentazioni

In un’intervista a Politico il co-Ceo Ted Sarandos interviene sul rapporto tra il servizio e la regolamentazione europea e dice al mercato: “Attenzione a YouTube"
Co-Ceo di Netflix (©Netflix)

Non è un no alla regolamentazione europea (contrapposta al liberismo Usa), ma un si condizionato. In un’intervista a Politico il co-Ceo di Netflix, Ted Sarandos, è intervenuto sui rapporti tra il servizio e la regolamentazione in Europa e come – essendo appunto una realtà globale – le diverse norme tra Stati possano essere un limite. Nell’intervista, infatti, Sarandos si riferisce ai cambiamenti in corso: «non sapere che le regole possono cambiare nel corso del processo non rende l’ambiente business molto salubre».

POCHE REGOLE CERTE
L’intervista è avvenuta mentre sono in corso i preparativi – a livello UE – per la revisione della direttiva sui servizi media audiovisivi, che coinvolge anche gli streamer. «Finché i modelli regolatori rimangono semplici, prevedibili e consistenti, è un buon modello operativo«. Più, al contrario, ci sono differenze tra i singoli paesi maggiore è la complessità anche per gli operatori.

PARAMOUNT: UNA NARRAZIONE ALTISONANTE Non si poteva non commentare la rinuncia all’acquisizione di Warner Bros. che – in caso il processo fosse andato avanti (Sarandos ha comunque smentito interferenze da parte del presidente Usa Trump nel processo) – avrebbe visto il confronto tra Netflix e i regolatori. Sul vincitore della sfida, Paramount, Sarandos ha dichiarato: «credo abbiano fatto un ottimo lavoro nel creare una narrazione molto altisonante su una sfida in termini regolatori che non esiste», ribadendo di essere sicuri che non ci sarebbero stati per Netflix problemi in tal senso, essendo una «transazione verticale».

ATTENZIONE A YOUTUBE
Sarandos ha dichiarato che oggi l’Europa è il maggior territorio in cui opera. C’è, spiega, un competitor globale che nessuno deve sottovalutare, e si tratta di YouTube: il manager, infatti, ha chiesto di fare attenzione a non considerarlo un diretto competitor della tv. YouTube, quindi, è un vero e proprio concorrente della piattaforma. «Il mercato della televisione connessa è uno schermo a somma-zero», spiega. Non importa che il modello di business sia la pubblicità o gli abbonamenti, ma con chi il pubblico sceglie di intrattenersi e la monetizzazione dell’engagement oggi, è un ambiente molto competitivo e va considerato anche YouTube, ricordando ai legislatori di non considerarlo un semplice social media.

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