Netflix avrà anche cambiato la televisione, ma anche la televisione ha cambiato Netflix. E ora, come protagonista del mercato, si pone come interlocutore e attore del sistema. Questo, in breve, il senso dell’intervento di Larry Tanz, Vice President, Content, EMEA di Netflix al Enders TMT Leaders Live 2026 Conference. Un discorso volto a raccontare il ruolo di Netflix oggi nell’industria entertainment, ben più ampio di una “trasmissione streaming di contenuti” e soprattutto un discorso politico, che spiega non solo il ruolo del servizio, ma anche di grandi altri attori del settore. Ecco i temi principali (il discorso completo è disponibile qui).
IL NOUVO MODELLO DI BUSINESS
«Abbiamo iniziato come un qualsiasi studio di Hollywood, facendo arrivare i produttori europei a Los Angeles, e portando la gente di Netflix a Parigi, Madrid o Londra. Al di là dell’essere sfiancante, non ha funzionato». L’industria tv, dice Tanz, «ha cambiato il nostro modello di business. «Dalla California non avevamo modo di sapere quello che le persone in Stoccolma, Varsavia o Instanbul avrebbero guardato una volta seduti sul divano dopo una lunga giornata di lavoro».
L’EVOLUZIONE DEL SERVIZIO
«Ci siamo davvero evoluti. Siamo passati dall’essere un hub di programmazione in California al servire un’audience globale a un team di committenti locali nella regione, ognuna focalizzata con le proprie audience, con sensibilità locali, budget e decisioni sulla base dei Paesi. E abbiamo iniziamo a fare scelte di programmazione migliore». «Le nostre maggiori hit globali hanno profonde radici locali, dai committenti ai produttori ai cast e troupe […] Non c’è mai stato uno show che sia diventato un successo globale senza prima funzionare in casa». L’algoritmo, dice, non ha nulla a che fare con questo. «Il suo solo lavoro è trovare qualcosa che voi amiate guardare».
NETFLIX NON È IL PROBLEMA
Ma, ci sono i ma: «Sappiamo che l’ecosistema è sotto pressione», spiega riferendosi prima di tutto all’industria britannica. Respinge l’idea che Netflix sia parte del problema, “turisti della tv che non giocano secondo le regole”. Se fossimo rimasti al modello del 2016 avrebbe potuto essere vero, dice. «Oggi Netflix UK è un’attività con base in UK. I nostri team sono qui. Paghiamo le tasse qui». E il Regno Unito, continua, è solo un esempio. «Il nostro successo dipende da un’ottima programmazione locale e questo dipende da una forte industria locale». Tanz afferma con forza il ruolo concreto del servizio nell’industria: «Non accettiamo l’idea che Netflix sia solo di passaggio. Siamo parte dell’industria in Uk, Italia, Spagna e in Europa. E come voi siamo preoccupato di dove andrà».
LE QUOTE: UN LIMITE AGLI OBBLIGHI?
Il discorso di Tanz arriva a pochi giorni dall’introduzione delle nuove quote di investimento in Germania, mentre l’Europa intende rivedere la direttiva AVMS. Per uno streamer come Netflix, quello degli obblighi di investimento è un tema delicato. «Abbiamo costantemente raggiunto e in alcuni casi superato i target fissati per noi in Europa e non perché siamo stati obbligati, ma perché il nostro business dipende dall’investire in storie locali che le persone amano. Il rischio ora è che obblighi ancora più rigidi, prescrittivi inizino a dettare non solo quanto investire, ma cosa facciamo e con quali mezzi, senza contare che gli intermediari siano davvero piccoli indipendenti o società di produzione possedute da conglomerati globali».
LA DEFINIZIONE DI PRODUTTORE INDIPENDENTE
Capisce, dice, il tema delle IP e della proprietà dei contenuti, sottolineando l’approccio proattivo e flessibile del gruppo. L’approccio non può essere unico per tutti, ma flessibile – spiega. «Un approccio dove l’IP sia di default del produttore locale senza contare chi si assuma i rischi ci scoraggerebbe dal commissionare storie locali ambiziose o dare una chance a nuove voci. «Saremmo spinti ad accordi di licensing più piccoli per library e format riciclati. Significherebbe meno rischi e meno nuove voci». Il discorso si fa critico anche sul concetto di produttori indipendenti: «Molte di esse non sono più aziende con scarse disponibilità finanziarie. Sono gruppi internazionali con vero potere di mercato, spesso sostenute da private equity o fondi sovrani».
LE REGOLE NON DEVONO SOFFOCARE IL BUSINESS
«Non lasciamoci trascinare come sonnambuli in un mondo in cui definizioni obsolete e obblighi di investimento incrementali limitano la nostra capacità di assumerci dei rischi e di innovare — un mondo che, per certi versi, esiste già in paesi come la Francia, dove obblighi e restrizioni sempre più onerosi stanno diventando sempre più difficili da sostenere, senza alcuna prova evidente che ciò vada a vantaggio del pubblico». Serve, spiega, «un quadro che distingua tra i veri indipendenti e i “super-indie” globali… tra le aziende che investono denaro, formazione e assumono rischi nella produzione locale, e quelle che si limitano a concedere licenze e a trarne profitto».
«Non chiediamo un trattamento di favore», spiega, ma regole che premino chi lavori secondo le regole e gli accordi delle direttive europee, perché il principio del one size fits all rischia di penalizzare involontariamente il sistema.
I VERI RIVALI
«Il nostro vero rivale è la marea di contenuti generati dagli utenti e, sempre più spesso, dall’intelligenza artificiale, che distoglie l’attenzione dai programmi televisivi e dai film realizzati in modo professionale». Netflix rivendica così il ruolo attivo nell’industria creativa professionale. Dove algoritmi e intelligenza artificiali sono strumenti al servizio di utenti e professionisti della creatività, non loro sostituti.
Tanz conclude il discorso sottolineando le quattro leve su cui lavorare, insieme, ovvero flessibilità, incentivi, «un regime fiscale e regolatorio che accolga gli investimenti e riconosca quali società stanno reinvestendo nel mercato, anziché limitarsi a trarne profitto» e, infine, «regole sull’IA proporzionate che proteggano persone e diritti senza congelare l’innovazione in un settore altamente creativo con con casi d’uso a basso rischio, come l’intrattenimento».
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Larry Tanz, VP of Content, EMEA, di Netflix alla Enders TMT Leaders Live 2026 Conference (©Netflix)





