«Modifiche legittime» e «violazione del Codice del consumo»: il Tribunale di Roma (Sedicesima sezione civile – specializzata in imprese) ha accolto l’azione promossa dal Movimento Consumatori contro Netflix Italia in merito all’aumento dei prezzi applicati negli anni 2017, 2019, 2021 e novembre 2024. Lo comunica lo stesso Movimento Consumatori. In particolare, è stata riconosciuta la vessatorietà – e quindi la nullità – delle clausole che consentivano la modifica del prezzo degli abbonamenti e di altre condizioni contrattuali negli anni in esame: si tratta di clausole che avrebbero violato il Codice del consumo, consentendo modifiche «illegittime» senza indicare nel contratto un giustificato motivo. Ora, gli abbonati coinvolti potranno richiedere la restituzione delle somme indebitamente pagate
Secondo quanto richiesto dal tribunale (la sentenza è pubblicata qui e sul sito del Movimento consumatori) , il servizio deve ora pubblicare il contenuto della sentenza sul proprio sito, su quotidiani di rilevanza nazionale e informare tutti i consumatori, inclusi quelli che hanno disdetto l’abbonamento, della nullità delle clausole e del diritto al rimborso.
Paolo Fiorio e Corrado Pinna, legali che hanno assistito MC, stimano che un cliente «premium che abbia pagato ininterrottamente Netflix dal 2017 ad oggi ha diritto alla restituzione di circa 500 euro, mentre un cliente standard alla restituzione di circa 250 euro. Gli aumenti illegittimi riguardano anche il piano base che ha visto un aumento di 2 euro ad ottobre 2024». È stata invece rigettata la richiesta di accertamento di pratiche commerciali scorrette (il Movimento Consumatori aveva ritenuto ingannevole l’asserzione che l’aumento di prezzo fosse necessario per aumentare i contenuti proposti).
Aggiornamento (h. 15:15).
Pubblichiamo il commento di un portavoce di Netflix Italia alla notizia:
«Presenteremo ricorso contro la decisione. In Netflix i nostri abbonati vengono prima di tutto. Prendiamo molto sul serio i diritti dei consumatori e crediamo che le nostre condizioni siano sempre state in linea con la normativa e le prassi italiane».
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