Emanuele Nenna, neopresidente di OBE – Osservatorio Branded Entertainment, ha incontrato questa mattina i giornalisti per raccontare gli obiettivi e vision del suo mandato, che succede agli otto anni di presidenza di Laura Corbetta. Un incontro che anticipa anche la prima riunione ufficiale del consiglio direttivo, in calendario l’8 aprile.
Emanuele Nenna è Ceo di Dentsu Creative Southern Europe, Mena e Turchia ed è stato eletto tra 13 candidati, «un’elezione sentita», ha commentato. Il suo sarà un approccio in continuità con la sua predecessora, che ha lasciato un’associazione «molto sana e interessante, forte e molto partecipata». La sfida, invece, sarà arrivare a una nuova definizione di Branded Entertainment: «Oggi se ne parla come se fosse qualcosa di staccato dalla comunicazione (un po’ come è stato fatto agli inizi col digital), ma nel mio punto di vista – condiviso con gli associati – è tutto quello che è in grado di intrattenere le persone e di cui i brand possono beneficiare. Siamo il tavolo giusto per parlare di contenuti», ha dichiarato. Tanto che, si espone Nenna, si arriverà a un momento in cui non ci si distingierà tra branded entertainment e pubblicità.
«Allargare la definizione significa dunque anche estendere i potenziali soci, ampliandosi ad altri mondi entertainment, come «la musica e il mondo del gaming». «Vogliamo dimostrare che i brand possono intrattenere». Già primo presidente e fondatore di Una, Nenna intende inoltre rafforzare ulteriormente la collaborazione e le relazioni con le altre associazioni, così come con altri professionisti, a partire dai talenti creativi. Si parlerà anche con le varie piattaforme, in un momento in cui i social hanno ormai assurto un ruolo significativo nella comunicazione. TikTok, per esempio, è già un associato Obe: «Tik Tok non è più un mezzo accessorio, ma è un mondo che le marche devono usare per costruire le marche». C’è spazio per la televisione in questo scenario?
«La televisione ha un ruolo centrale, ricordiamo che tra i nostri soci ci sono i broadcaster. Essa resta probabilmente l’elemento più grande dell’equazione. Questo non significa che non si debba si deve allargare lo sguardo. E già lo si sta facendo, basti pensare al lavoro sul Festival di Sanremo – a partire dal territorio – di Rai Pubblicità».
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