Il 4 dicembre debutterà in prima serata “Mission”, ma le polemiche sul programma di RaiUno, definito prima reality poi social tv, sono iniziate già da diversi mesi. L’accusa è quella di aver accostato due realtà troppo diverse, da un lato quella dei rifugiati nei campi profughi, dall’altra quella di alcuni personaggi vip, quali Paola Barale, Al Bano ed Emanuele Filiberto, che – con un cachet di 700 euro al giorno – andranno in missioni impegnate in diverse crisi umanitarie e vivranno per 10 giorni in un campo rifugiati con gli operatori di Intersos. L’ultima accusa, di pochi giorni fa, riguarda l’ipotesi secondo cui la puntata con Barale e Filiberto non sarebbe stata girata in campi profughi ma in set cinematografici. Polemica respinta dalle associazioni umanitarie che collaborano al programma, che sono invece soddisfatte dei riflettori accesi su realtà dimenticate. Secondo Giancarlo Leone, direttore di RaiUno, il fine è «far conoscere questi temi, parlando un linguaggio televisivamente interessante, così che non sia un programma per pochi». E ancora: «Non bisogna vergognarsi a offrire soldi per questa causa, visto che molti dei vip hanno devoluto i compensi in beneficenza». Durante il programma non ci sarà pubblicità. L’obiettivo è tra il 10% e il 12% di share, ben sotto la media di rete.
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