C’è qualcosa che accomuna gli svariati appuntamenti della seconda giornata del MIPLondon 2026 (lunedì 23 febbraio): un calendario fitto di panel che hanno spaziato dalla più classica delle presentazioni dei format (dalle novità di Talpa Studios ai cataloghi coreani) all’uso dell’intelligenza artificiale applicato alla produzione, fino al mondo dei micro-drama, il nuovo grande hype del mercato. Cosa hanno in comune? Riuscire ad intercettare ogni briciolo di attenzione dell’utente (sempre più ridotta) e generare flussi di ricavi.
GENERAZIONI
Sul fronte format a spiccare è soprattutto l’elemento transmediale: non bastano gli ascolti (siano essi sul lineare o sullo streaming), ma la capacità di coinvolgimento, di engagement, su altre piattaforme, che si traduce in ulteriori fonti di ricavo attraverso partnership con social media e altri partner. Per esempio, nel Most Wanted di Talpa Studios ( ma anche in Catch Us If You Can, che si rifà a “guardie e ladri”), il ruolo del pubblico – o meglio – degli utenti dei social diventa strategico per la linea narrativa: sono le persone che dando indizi “su strada” possono influenzare la resa del gioco. Si spinge ancora più avanti il nuovo format creato da The Global Agency dal titolo The MashUp: già l’idea creativa alla base del format musicale (definito un creativity based talent show con lo specifico obiettivo di intercettare la GenZ e la Gen Alpha) ha molto a che fare con i social media. Il titolo si rifà infatti al trend nato su TikTok di creare un nuovo brano (il più delle volte è solo un passaggio, abbastanza per diventare virale) a partire da due canzoni già famosissime. Così, in questo format, due artisti competono creando una nuova canzone (un mashup) appunto, a partire da altri due brani, scelti da loro per la prima fase del gioco e poi assegnati in maniera diversa. Izzet Pinto (fondatore e Ceo) evidenzia che il format può diventare un “generatore di IP” grazie alla possibilità di dare vita a nuove hit potenzialmente virali e agli eventi live, portando in tour gli artisti. Altri ricavi, dunque, possono arrivare dalla gestione dei diritti delle canzoni, degli artisti stessi, così come dagli accordi con le piattaforme digitali.
IA: CHI È AL SERVIZIO?
Complesso e a tratti distopico il mondo dell’intelligenza artificiale, che sempre più permea l’audiovisivo. Nell’incontro, particolarmente affollato, di AI Voice in production: what actually works at scale, Oz Krakowski, Chief Development Officer di DeepDub ha provato a spiegare le potenzialità dell’applicazione delle tecnologie di intelligenza artificiale al doppiaggio: elemento che permette di ridurre notevolmente i tempi di localizzazione (come confermato dal partner Love Tv Channels, editore di FAST channel). Il doppiaggio con l’IA si è notevolmente evoluto, ha spiegato, che in un test è stata preferita al doppiaggio originale all’87% delle persone. Il doppiaggio in IA è quindi scalabile, anche se esistono sacche di resistenza: pare infatti che il giapponese sia ancora ostico per i tecnici. Ulteriori opportunità di ricavi derivano dai cataloghi, necessari per addestrare i modelli LLM. Questo ha raccontato il panel, ancora più affollato, AI Training Data & the New Economics of Factual Tv. John Wesley Chisholm di Arcadia Entertainment ha spiegato di aver ceduto migliaia di ore di girato nel loro archivi a società che le usano per l’addestramento dell’IA. Il che apre a nuovi scenari: da una parte la necessità di copertura legale per i diritti di gestione delle immagini (e arrivano da qui realtà come Curiosity Stream), e dall’altra quella di riuscire a gestire la mole di dati necessari per processare ed elaborare i video grezzi in dati processabili dalle macchine (insomma, non parliamo di qualche chiavetta USB). Da qui l’emergere di realtà, come Versos IA, che si occupano proprio di questo, fornire network e infrastrutture per processare e “trasportare i dati”, in quei dataset che stanno diventando sempre più ingombranti.
MICRODRAMA MAXI SPESA
E veniamo all’ultima grande hit, i micro-drama. Se da una parte abbiamo la tecnologia che rischia di sostituirsi all’umana (anche se nei panel si continua a sottolineare la necessità di un controllo umano sulla macchina), c’è un pubblico che ha sempre più difficoltà a prestare attenzione ai contenuti. E i micro-drama intervengono per monetizzare proprio questo. Contenuti brevi, girati in verticale, con trame semplici (vendetta, storie d’amore) che possano essere seguiti su smartphone nei ritagli di tempo libero (in attesa del bus, per esempio), ma costruiti comunque in modo tale da agganciare il pubblico e “costringerlo” a entrare in quel mondo, leggasi ” abbonarsi”. E, con rischi, anche, per l’industria pubblicitaria. Ammette per esempio Timothy Oh, General Manager di Col Group International (tra le realtà più forti in Cina): “la pubblicità è tempo che viene consumato e se si vive in un Paese dai ritmi frenetici non ci si può aspettare oltre un minuto per accedere ai contenuti”: da qui il boom di abbonamenti che possono arrivare anche a costare anche 10 sterline a settimana. Ma attenzione, anche qui “c’è il trucco”. In un ambiente come quello dei social media (dove prosperano questi formati) intercettare l’attenzione dei probabili spettatori diventa la voce di costo più importante: Oh conferma che il 90% dei budget dei microdrama è destinato alle spese di marketing. Si spende in spropositate versioni dello stesso trailer (magari realizzato con l’IA) che possa intercettare gli utenti dei social media, con TikTok e Meta le piattaforme più costose per la comunicazione. Insomma, farsi trovare in mezzo all’algoritmo costa. Ma ne vale la pena perché, spiega Anatolii Kasianov, co-Ceo di Holywater Tech: i nostri utenti aprono la nostra app e ci restano per almeno un’ora. Secondo i dati diffusi da Maria Aguete Rua di Omdia, nel 2025 i microdrama hanno generato 11 miliardi di dollari di ricavi (7,6 miliardi da abbonamenti e 3,5 miliardi da pubblicità), superando il mondo dei FAST Channel (5,8 miliardi). E se ora il fenomeno riguarda prevalentemente l’Asia (Cina in primis), l’interesse del mercato statunitense potrebbe innescare nuovi sviluppi. La lotta all’attenzione degli utenti rischia di diventare davvero questione di minuti.
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LONDON, ENGLAND - FEBRUARY 22: <> attends Day 1 of MIP London 2026 on February 22, 2026 in London, England. (Photo by Eamonn M. McCormack/Getty Images for RX FRANCE)




