La Commissione Europea ha adottato l’EU KIDS Act, un nuovo sistema di norme per la sicurezza online dei bambini su tutta l’Unione Europea. Le proposte prevedono il divieto di accesso alle piattaforme di social media per i minori sotto i 13 anni e richiede un’età minima a livello europeo (15 anni) per aprire un proprio account. Inoltre, si impone ai provider di dimostrare che i propri servizi siano adeguati all’età e sicuri a partire dalla progettazione (safe by design). «Il KIDS Act inverte l’onere della prova», spiega la nota ufficiale.
La Commissione va in qualche modo a intervenire su quelle che sono state le proposte di Meta in sede di accordo nel processo intentato da 52 Stati, andando a imporre misure a protezione dei minori laddove l’accordo proposto negli Usa interviene solo con accorgimenti relativamente minori e soprattutto su base volontaria. Il testo dell’EU KIDS Act (disponibile qui) è stato sottoposto al Parlamento e al Consiglio europeo al fine di avviare il processo legislativo per la loro esame e adozione: « Tenuto conto della chiara richiesta di un’azione urgente e globale a livello dell’Unione, è essenziale che l’atto sia adottato rapidamente».
Vietato l’accesso ai social tra i 3 e i 13 anni, si potranno creare account autonomi sui servizi di social media a partire dai 15 anni. Si propone invece l’uso di strumenti di parental control tra i 13 e i 15 anni, permettendo così ai tutori l’accesso a “mini-account” tramite il proprio. Spetta alle piattaforme fornire tool accessibili per restringere l’uso dei servizi ai minori. Il KIDS Act demanda quindi alle piattaforme l’obbligo di mettere in sicurezza i social media, per esempio vietando ai minori di 18 anni feature che creino dipendenza, feed basati sulla profilazione che «trascinino» i minori in buchi neri composti da contenuti nocivi (con la conseguenza, tra le altre cose, di radicalizzarli). I profili dei minori dovranno essere privati di default, così come dovranno essere disattivate di default videocamera e microfono.
Servizi online e app dovranno usare strumenti di verifica dell’età (senza conservare però i documenti o dati biometrici). Saranno i provider a dover dimostrare che i solo servizi sono sicuri, presentando piani di conformità alla Commissione e a revisori indipendenti le nuove funzionalità. Inoltre, la Commissione potrà chiedere misure correttive.
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