La Camera dei deputati ha approvato in via definitiva la legge di Bilancio 2026 al termine di una seduta segnata da proteste, cartelli in Aula e da un clima politico teso che ha accompagnato l’ultimo passaggio parlamentare della manovra. Il provvedimento è passato con 216 voti favorevoli, 126 contrari e 3 astenuti, chiudendo l’iter iniziato al Senato e consentendo al governo di incassare il via libera finale prima della fine dell’anno. Subito dopo il voto, le opposizioni hanno contestato duramente l’impianto complessivo della manovra, mentre dall’esecutivo è arrivata la rivendicazione di una legge di Bilancio definita “seria e responsabile”, costruita in un contesto economico complesso e con risorse considerate limitate.
Nel dibattito politico hanno tenuto banco i temi di sanità, lavoro, pensioni e fisco, ma tra i capitoli che più interessano il settore culturale e industriale del Paese spiccano le misure dedicate al cinema e all’audiovisivo. È qui che la manovra introduce un cambio di passo netto rispetto agli ultimi anni, segnando l’ingresso in una fase meno espansiva e più regolata del sistema di sostegno pubblico.
Il punto centrale riguarda il Fondo per il cinema e l’audiovisivo, la cui dotazione viene ridimensionata. Per il 2026 il livello minimo delle risorse è fissato a 610 milioni di euro, mentre dal 2027 la soglia scende a 500 milioni annui. Si tratta di una riduzione strutturale rispetto ai 700 milioni che avevano caratterizzato le precedenti annualità, e che riduce il margine di crescita automatica del comparto, ma superiore a quanto filtrato nelle ultime settimane. Parallelamente, la manovra rafforza i meccanismi di controllo della spesa: il ministero della Cultura dovrà attivare un monitoraggio trimestrale sull’andamento degli incentivi, con flussi informativi diretti verso il ministero dell’Economia, così da verificare in tempo reale l’utilizzo delle risorse e prevenire squilibri sui conti pubblici.
Questo ritorno a un sistema con limiti certi risponde alla necessità, più volte segnalata negli ultimi mesi, di riallineare le autorizzazioni di spesa alle risorse effettivamente disponibili, dopo anni in cui le richieste avevano superato ampiamente le dotazioni previste. Allo stesso tempo, il nuovo impianto affida ai decreti attuativi un ruolo decisivo nel definire tempi, priorità e criteri di accesso, introducendo per le produzioni, soprattutto indipendenti, un elemento di maggiore incertezza nella costruzione dei budget.
La manovra interviene anche sul lavoro nel settore. Per l’indennità di discontinuità destinata ai lavoratori dello spettacolo, e in particolare agli attori del cinema e dell’audiovisivo, vengono modificati i requisiti di accesso: sarà sufficiente aver maturato almeno quindici giornate lavorative nell’anno precedente oppure trenta giornate complessive nel biennio, una soglia pensata per adattarsi meglio alla natura intermittente delle professioni artistiche.
Accanto alle misure sul lato dell’offerta, la legge di Bilancio introduce infine un intervento sulla domanda culturale. Dal 2027 debutterà il Bonus Valore Cultura, un credito elettronico destinato ai giovani diplomati, utilizzabile anche per l’acquisto di biglietti cinematografici e prodotti dell’editoria audiovisiva. È un segnale che sposta parte dell’attenzione dal sostegno diretto alla produzione all’incentivo al consumo, in un quadro che punta a rendere il sistema del cinema italiano più controllato sul piano della spesa, ma chiamato ora a dimostrare di saper reggere l’equilibrio tra rigore finanziario e vitalità creativa.
Fonte: Camera dei Deputati
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