La spesa in contenuti media ha superato i 200 miliardi

KPMG analizza il cambiamento nelle strategie di spesa dei big globali mentre cambia la definizione stessa di “contenuto”
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Ammonta a 210 miliardi di dollari la spesa in contenuti nel settore media nel 2024 analizzata dalla società di analisi Kpmg (Money in motion: The future of content spend and business models in Media). Si tratta di una crescita annuale (CAGR) pari al 10% dal 2020, con un andamento più moderato nel post-pandemia. Secondo i ricercatori, l’industria non ha ancora raggiunto la saturazione, «ma nel momento in cui la definizione di “contenuto” si sta espandendo, diventa sempre più cruciale come le società media stanno spendendo». Analisi data-driven stanno diventato uno strumento importante per guidare le decisioni creative e gli investimenti.

CHI HA SPESO DI PIÚ
Quando si parla di spesa in contenuti, Kpmg intende costi di produzione e programmazione, che comprendono produzione di contenuti televisivi e cinematografici, diritti sportivi, pagamenti da revenue share per i content creator, fee agli affiliati e musica. Comcast risulta il primo soggetto per spesa in contenuti, pari a 37 miliardi di dollari (33 miliardi nel 2020). Segue YouTube con 32 miliardi di dollari (12 miliardi nel 2020): il dato di YouTube si compone di cinque aree di spesa: spesa pubblicitaria pagata ai content creator, affiliazioni, costi di licenza di YouTube premium, pagamento degli abbonamenti al canale (Channel Membership) ai creator e diritti per il Sunday Ticket della NFL.

A YouTube seguono Disney con 28 miliardi (23 nel 2020), Amazon con 20 miliardi (11 miliardi nel 2020), Netflix con 17 miliardi (13 miliardi nel 2020) e Parampunt con 15 miliardi (12 miliardi nel 2020). Ci sono poi 61 miliardi che sono attribuibili ad altri operatori, tra cui Meta (con una stima di spesa 2024 pari a 15 miliardi), Warner Bros. Discovery (14 miliardi stimati), Fox (9 miliardi stimati), Apple (7 miliardi stimati) e Sony (5 miliardi stimati): un dato che nel 2020 era pari a 23 miliardi.

NUOVI MODELLI
Si stanno creando modelli ibridi dove gli studios più tradizionali stanno adottando strategie di monetizzazione simili a quelle delle piattaforme, mentre le piattaforme digitali stanno puntando a valori di produzione più elevate, partnership coi brand e contenuti più curati. La spesa non è uniforme tra generi e formati, mentre continuano a crescere i contenuti user-generated, anche grazie all’aumento degli investimenti pubblicitari nella creator economy. Immancabile un riferimento all’intelligenza artificiale, che avrà un impatto significativo nella personalizzazione dei contenuti, customizzazione e targetizzazione pubblicitaria. Si formano alleanze strategiche sulle proprietà intellettuali, non soltanto con altre media company, ma anche con i content creator, tech firm e provider tlc.

Ndr.: La ricerca di KPMG si basa su analisi compiute tra aprile e agosto 2025, tramite analisi di documenti depositati in Borsa dalle società, relazioni agli investitori, comunicati stampa, riviste specializzate e ricerche di terze parti.

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