Ammonterebbe a 151 milioni di euro l’anno la cifra che 733 gruppi rappresentanti dell’industria tech registrati a Bruxelles avrebbero speso per attività di lobby, e in particolare per spingere a un allentamento delle regole in tema di mercato digitale. Lo spiega un’analisi di Politico, affermando che la cifra è superiore ai 131 miloni spesi due anni fa.
Insomma, mentre broadcaster, leghe calcistiche e comunque fornitori di intrattenimento in Europa spingono la commissione UE per rafforzare il Digital Services Act per rafforzare la lotta alla pirateria (ma possiamo anche pensare al Media Freedom Act dove per un attimo si è pensato si sarebbe imposta una normativa comune alla misurazione degli ascolti dei servizi on demand), venti contrari soffiavano nei corridoi di Parlamento e commissione. L
Le analisi di due gruppi non profit Corporate Europe Observatory e LobbyControl sostengono che le attività di lobby riguarderebbero soprattutto i giganti tech, provenienti in particolare dagli Stati Uniti. 10 dei maggiori tech spender (nel computo ci sono Meta, Microsoft, Apple, Amazon, Qualcomm e Google) avrebbero speso più dei 10 big spender combinati dei settori farmaceutico, finanzia e automotive.
La sola Meta sarebbe la principale lobbysta in Unione Europea, con un budget superiore ai 10 milioni di euro. Oggi, secondo i dati di politico, ci sarebbero circa 890 lobbisti al lavoro per «riformulare l’agenda tech» e di questi 437 avrebbero un badge con libero accesso al Parlamento Europeo.
© RIPRODUZIONE RISERVATAIn caso di citazione si prega di citare e linkare tivubiz.it

Bandiere davanti al Berlaymont Building, sede della Comissione Europea (©European Union, 2025)




