L’industria televisiva americana, come l’abbiamo conosciuta, è in crisi. “Visto che siamo in Italia, è la caduta di Roma”: non si è nascosto dietro a un dito il produttore David W. Zucker di Scott Free (The Good Fight, Alien: Earth, Blade Runner 2099), intervenuto all’Italian Global Series in una Conversazione con Steve Stark (produttore esecutivo, oggi alla guida della Toluca Pictures, che conta titoli quali The Handmaid’s Tale, Fargo, Wednesday). “L’industria è in crisi, è innegabile”: lo è l’industria come la si è conosciuta finora, quelle dei grandi studios, dei broadcast e delle cable.
L’ATTENZIONE DEL PUBBLICO NON SI RECUPERA
“Netflix e gli streamer hanno cambiato il modo in cui il contenuto viene prodotto e come ci si relaziona con il pubblico”. L’attesa per il contenuto, l’appuntamento di palinsesto, ma anche lo sviluppo di una relazione duratura con gli stessi personaggi sono venuti a mancare, mentre piano piano si accorciava l’attention span, la capacità di attenzione: da qui, la necessità di giustificare un abbonamento mensile con lanci continui di novità. Se, dunque, il mondo dello streaming ha ampliato le opportunità di produzione in termini di titoli, la serializzazione degli stessi, con diverse stagioni a disposizione (e quindi maggiore approfondimento delle storie) è ormai messa a dura prova.
NON SI TORNA INDIETRO (NEMMENO PER GLI STREAMER)
Allo stesso tempo, si assiste all’ironico rovescio della medaglia: “Ora– e questo è per certi versi disgustoso per quelli di noi che c’erano prima di questo periodo – anche loro (gli streamer) sono nel business della pubblicità e in quello della distribuzione”. Ma non si può tornare indietro perché, ormai, quel tipo di industria è cambiata e quello che era gratuito per la televisione americana ora è a pagamento. “L’industria è stata rapita da Wall Street”. Lo scenario non è ottimista, anche alla luce delle grandi acquisizioni (da Disney-Fox alla recente e in attesa di approvazione Warner Bros. Discovery – Paramount): Zucker parla di “oligarchia dell’industria”, cosa che rende ancora più difficile la creatività.
ISTINTO VS ALGORITMO
Il cambiamento riguarda anche la catena decisionale. Ammette Stark: “Mi mancano quei manager che usavano l’istinto per scegliere. Ora ci sono i dati, gli insight, che servono certo, ma a volte troppa informazione congela tutto. E può essere un peso, perché è come se spettasse solo a noi produttorI metterci la passione”. Insomma, l’algoritmo esiste ed entra nei processi decisionale, benché molti executive dei grandi streamer abbiano spesso sostenuto il contrario. Il futuro – anche alla luce delle nuove produzioni di Zucker e Stark (Alien: Earth, Blade Runner 2099, The Handmaid’s Tale, The Testaments) – appare decisamente distopico.
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Da sinistra: David W. Zucker, il moderatore Hakim Zejjari e Steve Stark (©IGS)





