C’è una scena, nell’Elvis di Baz Luhrmann, che sancisce la trasformazione del cantante (interpretato da Justin Butler) in idolo. È la sua prima esibizione quando, ai primi movimenti di gambe e bacino (quello che gli avrebbe poi fatto guadagnare il titolo di Elvis the Pelvis) le teenager perdono la loro compostezza e iniziano a urlare, in un’euforia collettiva fatta di urla e strepiti sotto gli occhi preoccupati degli adulti (madri in primis).
Oggi, a scatenare quelle reazioni sono le star delle dizi, la serialità turca che da qualche anno affolla i palinsesti italiani (e non solo) con tassi di interesse che non accennano a diminuire, anzi scatenando un’euforia collettiva che non riguarda non solo le teenager, per un fenomeno che davvero diventa transgenerazionale. Per i protagonisti della serialità turca basta però un gioco di sguardi ad accendere il pubblico. La dimostrazione è avvenuta ieri, all’Italian Global Series, alla Conversation con Özge Gürel e Serkan Çayoğlu.
DIZI: RACCONTI UNIVERSALI
Coppia sul set e nella vita, Özge Gürel e Serkan Çayoğlu sono protagonisti di titoli come Cherry Season, Dolunay e Mr. Wrong. Intervenuti proprio per parlare del perdurante fenomeno delle dizi, la loro presenza sul palco ha scatenato il delirio del pubblico intervenuto, presente con tanto di regali, striscioni (e naturalmente fotocamera dello smartphone sempre accesa), tanto da rallentare il prosieguo delle attività del festival. Insomma, questa volta lo sguardo preoccupato (o meglio, amorevolmente divertito) va nella direzione opposta, dai giovani alle madri. Sentimenti universali, amore, speranza e senso della famiglia, sono alla base della fortuna delle dizi e dei suoi protagonisti. Le emozioni sono amplificate, raccontate più che con scene d’amore con lunghi sguardi. “Nella vita reale noi turchi non ci guardiamo così a lungo, né siamo così drammatici”, scherza Özge Gürel, ricordando il gioco di sguardi tipico degli show (che d’altro canto, è nell’abc della scrittura seriale di genere, dalla soap opera alla telenovela). Il risultato è un prodotto che funziona su Paesi diversi. “Siamo un popolo ospitale e siamo contenti che grazie alle dizi si conosca la nostra cultura”, ribadisce Serkan Çayoğlu. Anzi, mentre in Italia c’è ancora chi continua a guardare con sospetto la tv rispetto al cinema, i due attori riconoscono che è proprio nella capacità dello schermo tv e della serialità di stabilire un rapporto continuativo con il pubblico la chiave del successo.
FENOMENO PARASOCIALE
Il fenomeno del fandom per le dizi si è acceso in Italia con Can Yaman. L’attore non era presente a Rimini (lo è stato nel 2025) ma è bastato che in sala si facesse il suo nome per scatenare la reazione del pubblico (per non parlare del suo videomessaggio nel corso dello showcase Mediaset. Sarà infatti protagonista de Il labirinto delle farfalle). Gürel e Çayoğlu identificano con la loro partecipazione a Verissimo su Canale 5 (la rete che più di altre ha scommesso sulle dizi in Italia) il momento in cui si sono resi davvero conto della loro popolarità nel Paese. “In Turchia non ne eravamo così consapevoli all’iniizio”, ha dichiarato Gürel. Çayoğlu riconferma, sottolineando la profondità del legame con il pubblico, un legame che “non ha fine”, ribadisce. La relazione parasociale che si è instaurata tra le star turche e il pubblico (globale, non solo italiano) è fondamentale, oggi, per il successo internazionale dei titoli. Gli attori sono sinceramente grati e si fermano a firmare autografi, scattare selfie, raccogliere regali: la folla formatasi sotto il palco a fine incontro lo ha ben dimostrato, tanto da causare il ritardo della sessione successiva. Vista da fuori, però, ci sono dei tratti perlomeno critici. Quando Gürel dice che “alcuni fan si arrabbiano se non condivido foto con Serkan o se non metto like su Instagram ad alcune sue foto”, lo racconta col sorriso, onestamente grata dell’attenzione del pubblico. Di risposta, le signore in sala annuiscono, ma chi scrive non può fare a meno di essere perplessa: qual è il limite in questo tipo di relazioni? È bastato che Çayoğlu menzionasse il desiderio di girare in Italia a scatenare un’ulteriore ondata di applausi e urla adoranti. D’altra parte, parla chiaro l’esempio Yaman, che qui ha girato Sandokan e Viola come il mare (stagioni 1 e 2) e che proprio nel 2025 alla prima edizione dell’Italian Global Series era stato raggiunto da orde di fan.
IL FANDOM NON RIGUARDA SOLO I TEENAGER
Non si tratta di fare ageismo, soprattutto se si parla di business tv. Intanto, è bene ribadire che il target commerciale televisivo copre una fascia d’età che va dai 15 e i 64 anni. Due anni fa, il primo Rapporto Auditel-IPSOS esplorava le abitudini media della fascia 65-74 anni evidenziandone il valore per streamcaster e investitori pubblicitari (non fosse altro che per la capacità di spesa) e mostrando come la coorte tra i 65 e i 74 anni, dimostrasse “elementi di fortissima analogia con la popolazione più giovane”. Intercettare fenomeni come questi significa non soltanto guadagnare posizioni in termini di ascolti o visualizzazioni (la serialità turca è presente anche nel mondo streaming), ma crea opportunità produttive, coinvolgendo per esempio le star in progetti tv sul territorio, come fatto appunto da Yaman (ma ricordiamo anche la partecipazione di Furkan Palalı di Terra amara a Ballando con le stelle 2024) e, appunto, generando un corollario di attività terze che vanno dagli eventi sul territorio all’hype sul mondo social. Che si traduce in numeri, presenze e – appunto – audience.
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Serkan Çayoğlu e Özge Gürel alla seconda edizione dell'Italian Global Series Festival 2026 (Photo by Daniele Venturelli/Getty Images for Italian Global Series Festival)






