Il Sistema Integrato delle Comunicazioni (Sic) si conferma uno dei pilastri dell’economia dei media in Italia. Nella seduta del 17 dicembre, l’Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni ha quantificato il valore complessivo del Sic per il 2023 in 20,4 miliardi di euro, pari allo 0,95% del Pil, in linea con quanto previsto dal Tusma. Un dato che fotografa un settore solido ma in profonda trasformazione, trainato sempre più dalle dinamiche digitali.
Il segnale più evidente arriva dalla pubblicità online, che raggiunge i 7 miliardi di euro, pari al 34,7% del Sic, con una crescita annua del 12,2%. Un risultato che amplia ulteriormente il divario rispetto alla raccolta sui mezzi tradizionali, ferma attorno ai 5 miliardi (24,6%). Il baricentro del mercato si sposta dunque verso le piattaforme digitali, consolidando un trend ormai strutturale.
Dal punto di vista concorrenziale, il mercato resta frammentato: nessun operatore supera il 20% delle risorse complessive. Rai mantiene la leadership con una quota del 12,3%, seppur in calo, seguita da Alphabet/Google all’11,8%, riducendo il gap tra primo e secondo player. Subito dopo si collocano Fininvest (9,4%) e Comcast/Sky (9,2%). Cresce il peso delle grandi piattaforme online: Meta supera l’8%, mentre Amazon, Netflix e Dazn rafforzano la loro presenza nella top ten. I dodici operatori sopra l’1% concentrano complessivamente il 69,3% del Sic.
Sul piano della composizione, i servizi di media audiovisivi e radiofonici restano l’area principale con 8,9 miliardi di euro (44% del totale), pur in lieve flessione. All’interno, il calo dei servizi in chiaro è compensato dalla crescita dei servizi a pagamento e, soprattutto, dalla forte espansione della componente online. La radio mostra una dinamica positiva, mentre l’editoria tradizionale continua a soffrire, scendendo al 14% del Sic a causa di una contrazione strutturale di copie e pubblicità.
Chiudono il quadro la pubblicità esterna, in crescita a 715 milioni, e un cinema in forte ripresa, che raggiunge 523 milioni di euro, spinto dal ritorno del pubblico in sala. Nel complesso, il dato Agcom restituisce l’immagine di un ecosistema dei media italiano sempre più digitale, dove la crescita passa dalle piattaforme online e dalla capacità di intercettare nuovi modelli di consumo audiovisivo.
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