La Commissione Ue ha registrato una nuova Iniziativa dei cittadini europei (Ice) che propone la creazione di un social network pubblico a livello europeo, aprendo ufficialmente la fase che potrebbe portare alla raccolta di un milione di firme necessarie per chiedere all’esecutivo Ue di proporre una legge in materia.
L’iniziativa, denominata European Public Social Network, invita Bruxelles a istituire tramite un atto legislativo una piattaforma di social media gestita come servizio pubblico, finanziata e controllata dalla collettività e concepita come alternativa alle piattaforme commerciali attualmente dominanti nel mercato globale.
Secondo i promotori, un social network europeo di questo tipo potrebbe garantire neutralità e indipendenza dalle pressioni politiche o economiche, assicurando al tempo stesso la tutela dei diritti degli utenti e la parità di accesso per tutti i cittadini.
Con la registrazione ufficiale, la Commissione europea ha confermato che l’iniziativa è ammissibile dal punto di vista giuridico, ossia rientra nelle competenze dell’Unione e soddisfa le condizioni previste dal regolamento sull’Ice. Questo passaggio non implica però alcun giudizio di merito: Bruxelles non ha ancora valutato il contenuto della proposta né la sua eventuale fattibilità.
Dopo la registrazione, gli organizzatori dispongono di sei mesi per avviare la raccolta delle firme in tutta l’Unione europea. Se l’iniziativa riuscirà a ottenere almeno un milione di sottoscrizioni provenienti da cittadini di diversi Stati membri, la Commissione sarà obbligata a esaminarla formalmente e a decidere se presentare o meno una proposta legislativa.
Lo strumento dell’Ice, introdotto con il Trattato di Lisbona e operativo dal 2012, è uno dei principali meccanismi di democrazia partecipativa dell’Ue: consente ai cittadini di chiedere direttamente alla Commissione di proporre nuove norme europee, purché sia raggiunta la soglia minima di firme.
Se la campagna dovesse riuscire, l’Europa potrebbe trovarsi di fronte a un dibattito senza precedenti: trasformare i social media da piattaforme private globali a infrastrutture pubbliche europee, con implicazioni profonde per il mercato digitale, la libertà di espressione e l’ecosistema dell’informazione.
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