Si apre un nuovo fronte nello scontro tra le piattaforme di streaming e il governo francese. Netflix, Prime Video e Disney+ hanno presentato ricorsi formali al Consiglio di Stato contro le nuove norme che rafforzano gli obblighi di investimento nella produzione audiovisiva nazionale, contestando in particolare le sottoquote introdotte dal 2026.
Al centro della disputa c’è l’aggiornamento del decreto che recepisce la direttiva europea sui servizi di media audiovisivi (AVMS), che impone agli operatori di destinare il 20% dei ricavi realizzati in Francia a film e serie francesi ed europei. Le nuove disposizioni prevedono inoltre una quota specifica per animazione, documentari e spettacoli dal vivo, un vincolo che, secondo gli streamer, limita la libertà editoriale e rende il sistema economicamente insostenibile.
In una lettera pubblicata su Le Monde, Pauline Dauvin, vicepresidente dei contenuti di Netflix Francia, ha definito la misura un intervento che “raddoppia dall’oggi al domani” gli obblighi di investimento e rischia di compromettere il pluralismo creativo, imponendo scelte editoriali scollegate dalle preferenze del pubblico.
Anche Disney+ e Prime Video hanno espresso forti critiche. Disney giudica le nuove quote “sproporzionate e discriminatorie”, mentre Amazon sostiene che il nuovo impianto normativo introduce vincoli incompatibili con l’attuale quadro giuridico europeo, pur ribadendo l’impegno delle piattaforme nei confronti della produzione francese.
Netflix ricorda di investire ogni anno oltre 250 milioni di euro in produzioni locali e di aver realizzato, dal 2014, più di 160 titoli francesi, contribuendo con oltre 2 miliardi di euro all’economia creativa del Paese. La società chiede però un sistema regolatorio più equilibrato, che garantisca condizioni paritarie tra piattaforme e broadcaster tradizionali e salvaguardi la libertà creativa senza introdurre nuovi obblighi ritenuti eccessivi.
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