Nei giorni scorsi la Commissione Europea ha rilasciato il nuovo pacchetto digitale, ideato per semplificare le regole digitali all’interno dell’Unione Europea, razionalizzando le regole in materia di intelligenza artificiale, cybersicurezza e dati e integrando una strategia per “l’Unione dei dati” e i portafogli europei delle imprese. Il testo, però, ha destato preoccupazioni in seno a AMC – Audience Measurement Coalition, l’associazione che riunisce alcuni dei principali Jic e società di ricerca europee (Auditel non ne fa parte).
I dubbi riguardano in particolare l’articolo 88 bis, paragrafo 1, lettera c), della proposta di direttiva Omnibus sul digitale che, nella sua formulazione attuale, «ostacolerebbe involontariamente la misurazione affidabile e indipendente dell’audience in tutta Europa». La disposizione permette ai servizi online di misurare le proprie audience senza richiedere consenso, ma solo se l’accesso ai dati e la loro raccolta avviene “solo” da parte dell’organizzazione stessa e per “usi interni”. «Sebbene aiuti le attività interne di una società, ignora il modo in cui vengono prodotte metriche media affidabili. Affinché il mercato media funzioni correttamente – permettendo a inserzionisti, organizzazioni media, agenzie e regolatori di confrontare le performance su diversi servizi (tv, stampa, radio, digital), tali misurazioni devono essere realizzate da provider indipendenti, come i Jic e i provider di ricerche, che rafforzano una metodologia unica, uniforme, e assicurano l’imparzialità». Escludendo gli organi indipendenti e le società di ricerca dalla disposizione, spiega AMC, la nuova regola supporterebbe la produzione di una reportistica frammentata e a solo uso interno. Questi report «non permetterebbero la confrontabilità sul mercato, rendendo inutili i dati per gli inserzionisti, regolatori e mercato media».
La disposizione, inoltre, andrebbe a minare quanto previsto dall’articolo 24 dello European Media Freedom Act (EMFA), ovvero le garanzie di trasparenza, imparzialità, inclusività, proporzionalità, non discriminazione, comparabilità e verificabilità. «Contraddirebbe il suo tentativo di supportare e sviluppare ulteriormente misurazione concordata dall’industria autoregolamentata». La disposizione non terrebbe nemmeno in considerazione un passaggio già ampliamente supportato a livello politico dal Parlamento europeo e dal Consiglio d’Europa all’interno della bozza in discussione sulla ePrivacy Regulation, che prevede «una base legale specifica allo scopo della misurazione delle audience, comprensiva di terze parti autorizzate».
Ulteriori dubbi riguardano l’articolo 88b relativo all’inserimento delle preferenze di consenso centralizzate sotto il controllo del sistema operativo. «Pur apprezzando l’importante eccezione prevista per i servizi mediatici, riteniamo che tale disposizione possa modificare radicalmente il funzionamento dei mercati digitali in Europa, con possibili ripercussioni non ancora prevedibili», scrive AMC, chiedendo una valutazione d’impatto completa sul tema.
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