Per Gerry Scotti chi conduce deve «personalizzare i programmi con la propria cia stilistica, senza imitare né scimmiottare gli altri». È una lezione di Baudo
[…] Trova che l’eredità di Baudo sia stata in qualche modo tradita?
Baudo era il paradigma del servizio pubblico e ha segnato il passaggio dalla tv in bianco e nero a quella attuale. Ha avuto un ruolo centrale per moltissimi anni, ma poi, negli ultimi quindici, non è più stato chiamato a condurre e questo è stato per lui un grande dolore. Nel frattempo, erano cambiati i tempi. Ha provato anche a fare due sortite nelle televisioni commerciali. Il rapporto con Silvio Berlusconi è partito con una grande simpatia e poi è nito in tribunale. La verità è che lui era il simbolo di Mamma Rai e che è proprio sulle reti Rai che è riuscito a esprimersi al suo meglio. Che cosa c’è di Baudo in lei? La mia zona di comfort, il genere in cui mi cimento più spesso e più volentieri, è uno che Pippo ha bazzicato solo a tratti, quasi come un divertissement: il quiz. Lui, infatti, si è espresso più volentieri sotto le luci del varietà, che anche io a mia volta frequento, ma meno spesso. Se dovessi indicare il suo erede, nominerei Carlo Conti. Io mi sento più afne a Mike Bongiorno.
Baudo è stato un grande scopritore di talenti. E, in effetti, uno dei ruoli della tv sarebbe quello di scovare nuovi artisti. I talent show di oggi sono all’altezza di Pippo, da questo punto di vista?
Il fatto che io abbia un ruolo nella trasmissione Tú sí que vales dimostra quanto io creda in questa specifica funzione della televisione attuale. Quanto a Pippo, la sua frase «L’ho inventato/a io» è diventata ormai proverbiale. Ma quello che non tutti sanno è che lui avrebbe potuto dire anche «Gerry Scotti l’ho scoperto io». Infatti, a fine anni Ottanta, ci siamo trovati brevemente a lavorare per la stessa azienda. All’epoca, però, io avevo ricevuto una proposta da Odeon Tv di condurre un quiz. Ero combattuto. Fu Baudo a convincermi a rifiutare e restare dov’ero. «Ti troveranno qualcosa da fare», mi disse. E, in effetti sono quasi quarant’anni che qui mi trovano qualcosa da fare. Curiosi di sapere qual era la trasmissione? Per un curioso gioco della sorte e dei corsi e ricorsi della storia, quella trasmissione era La ruota della fortuna. […]
Quanto si rivede nella lettura che Baudo dà del ruolo del conduttore? «È un centravanti, ma da solo non segna: ha sempre bisogno di una squadra. Ha un 20- 30% di responsabilità del successo di un programma».
Probabilmente, questa affermazione Baudo l’ha fatta in un momento di grande modestia! Lui era invece ben consapevole di come un conduttore possa fare la differenza. Penso che avrebbe invece indicato una percentuale intorno al 70%! Aveva qualità non banali. Era elegante, ci teneva alla forma oltre che alla sostanza. Non sarebbe mai entrato nelle case degli italiani spettinato o malvestito. Non aveva delle specializzazioni precise, ma il suo era uno sguardo d’insieme che gli permetteva di dialogare con tutti i suoi collaboratori. Si faceva ascoltare da chi lavorava con lui, dalla sua squadra non con l’arroganza o la prepotenza, ma grazie al rispetto che gli veniva tributato. […]
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Gerry Scotti (©Us Mediaset)




