La bozza della Manovra 2026 approvata dal Consiglio dei ministri e attesa in Parlamento introduce un taglio consistente al Fondo unico per il cinema e l’audiovisivo. Secondo quanto riportato da Ansa e Adnkronos, il documento prevede una riduzione di 190 milioni di euro per il 2026 e di 240 milioni a partire dal 2027, rispetto al livello di finanziamento oggi fissato “in misura non inferiore a 700 milioni di euro annui”. Il Fondo, istituito dalla legge del 14 novembre 2016, è alimentato dall’11% delle entrate effettivamente incassate dal bilancio dello Stato nell’anno precedente. Con le nuove disposizioni, la soglia minima verrebbe ridotta a 510 milioni di euro per il 2026 e a 460 milioni annui a decorrere dal 2027, segnando una diminuzione pari a circa il 30% nel primo anno e fino al 35% negli anni successivi.
Il taglio, spiegano le fonti, rappresenta una delle principali novità del testo della Manovra che avvia la sessione di bilancio in Senato. Si tratta di una modifica significativa, che andrebbe a incidere direttamente sulle risorse destinate a sostegno della produzione, della distribuzione e dell’intero sistema cinematografico e audiovisivo italiano. Oltre alla riduzione del Fondo principale, la bozza prevede ulteriori tagli ai capitoli di spesa legati alla promozione del cinema nelle scuole, all’ammodernamento e all’adeguamento delle sale, anche per garantire maggiore accessibilità alle persone con disabilità, e ai progetti di digitalizzazione dell’archivio storico del cinema italiano.
La notizia ha già suscitato le prime reazioni politiche. In una nota diffusa da Adnkronos, la deputata e capogruppo del Partito Democratico in Commissione Cultura, Irene Manzi, ha espresso forte contrarietà verso la misura: «Con la Legge di Bilancio, il ministro della Cultura Giuli firma e avalla un taglio durissimo al Fondo per il Cinema e l’Audiovisivo. Non è un errore tecnico né una distrazione: è l’ennesimo capitolo di una strategia precisa con cui il governo Meloni continua, da anni, ad attaccare e indebolire il mondo della cultura». Manzi ha definito la riduzione «una vera falciata che mette a rischio la produzione, la distribuzione e l’intero ecosistema cinematografico italiano». La parlamentare ha poi aggiunto che «mentre il ministro Giuli finge di prendersela con algoritmi e intelligenze artificiali, nei fatti a pagare sono autori, produttori, maestranze, esercenti e pubblico». Secondo l’esponente del Pd, si tratterebbe di «una scelta politica deliberata, con cui il governo colpisce ancora una volta un settore ritenuto ostile perché libero e indipendente».
Il provvedimento, che fa parte del pacchetto di misure economiche per il prossimo anno, dovrà ora essere discusso in Parlamento. Qualora la bozza venisse confermata, il comparto del cinema e dell’audiovisivo vedrebbe ridursi in modo sostanziale il principale strumento di finanziamento pubblico, con possibili conseguenze sull’intera filiera culturale e produttiva italiana.
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