Fondo Cinema, la Corte dei Conti boccia il recupero di Giuli

Secondo la Ragioneria di Stato, non ci sono i presupposti per destinare quei 100 milioni inutilizzati dagli anni passati per tamponare i tagli al settore previsti dalla Manovra

Il tanto annunciato “recupero” dei 100 milioni di euro per il Fondo Cinema e Audiovisivo da parte del ministro della Cultura Alessandro Giuli si è trasformato in uno stop formale. Dopo l’enfasi comunicativa dei giorni scorsi, in cui il ministro aveva parlato di “somme inutilizzate” degli anni passati reindirizzate a sostegno della filiera, la Ragioneria generale dello Stato, secondo quanto riportato da Repubblica e altre fonti, ha bloccato il decreto interministeriale che avrebbe dovuto rendere operativa la misura. Motivo: il travaso di quei fondi non rispetta le nuove regole europee in materia di bilancio e non può essere effettuato senza una preventiva verifica degli equilibri di finanza pubblica. Di fatto, l’intervento si è arenato prima ancora di entrare in vigore.

Secondo quanto ricostruito, la Ragioneria – guidata da Daria Perrotta – ha respinto il provvedimento sottolineando che il riutilizzo dei cosiddetti “residui”, cioè somme stanziate e mai assegnate, non è più consentito dalle norme del nuovo Patto di stabilità. L’operazione avrebbe richiesto una deroga possibile solo entro i termini fissati per la presentazione dei documenti di finanza pubblica, chiusi lo scorso ottobre. Il decreto, firmato da Giuli pochi giorni fa e annunciato pubblicamente, non poteva quindi essere convalidato né ricevere la controfirma del ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti.

Il ministro avrebbe difeso la propria scelta, ribadendo di voler «aiutare il popolo della filiera cinematografica» e accusando la Ragioneria di rigidità burocratica: «Se rispondono no, mangino brioches, se ne assumeranno la responsabilità», ha dichiarato a Repubblica. All’interno del governo, però, la posizione di Giuli appare isolata. Il suo capo di gabinetto, Valentina Gemignani, era stata avvisata già nei giorni precedenti che la Ragioneria non avrebbe potuto validare il decreto. Il precedente richiamato dal ministro – il decreto Mic-Mef del novembre 2024, che consentì il trasferimento di una parte delle risorse inutilizzate del tax credit – non può essere replicato nel nuovo quadro normativo, più restrittivo dopo la riforma delle regole di bilancio.

Le fonti interne al ministero dell’Economia parlano di un “errore tecnico e politico”: il tentativo di Giuli di presentare come nuova risorsa ciò che in realtà è solo un riutilizzo contabile di fondi non assegnati. Una dinamica già evidenziata nei giorni scorsi dall’IsICult, secondo cui i 100 milioni annunciati dal ministro coincidono con somme rimaste inutilizzate per i contributi automatici tra il 2022 e il 2024. In altre parole, non nuovi finanziamenti, ma denaro già stanziato e mai effettivamente erogato.

Lo stop della Ragioneria apre così una nuova fase di incertezza per il settore, che resta in allarme per i tagli previsti nella legge di bilancio 2026: circa 150 milioni in meno rispetto agli attuali 696. Le principali associazioni di categoria, da Anica ad Apa e Cnahanno espresso preoccupazione per “tagli devastanti” e per l’assenza di misure compensative credibili. Per il ministro Giuli, il decreto doveva rappresentare un segnale di fiducia verso l’industria audiovisiva e una risposta alle proteste di questi giorni. Lo stop della Ragioneria e il mancato via libera del Mef, invece, segnano una battuta d’arresto politica e istituzionale. E riportano al centro il tema di fondo: la necessità di una gestione trasparente, stabile e tecnicamente solida del Fondo Cinema e Audiovisivo, dopo anni di conti in affanno e di interventi straordinari che, oggi, non sembrano più sostenibili.

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