Ma come si traduce in valore per la marca la complessità dell’ecosistema televisivo e la sua capacità di soddisfare le emozioni? A questo hanno risposto i direttori marketing intervenuti al Workshop di FCP-AssoTv a Intersections (Dal dato all’emozione, la TV come luogo di fiducia e valore per i brand). Ecco cosa hanno spiegato:
Marco Robbiati (Marketing Director, Rai Pubblicità): La televisione è il nuovo social. La sincronia del mezzo tv, il suo essere un rituale, risponde a un bisogno collettivo. Se la necessità è quella di soddisfare bisogni emotivi sta a noi creare un ambiente coerente con questo tipo di bisogno.
Matteo Cardani (CMO, MFE Advertising): Prima della raccolta (pubblicitaria) c’è la semina: il nostro terreno sono i programmi e sta a noi concessionarie l’abilità di seminare nel tessuto (del palinsesto) le occasioni di comunicazione pubblicitaria che fanno leva su questo alto livello di coinvolgimento emozionale.
Luca Centurioni (Marketing Director, Sky Media): La capacità di generare emozioni si può trasformare in valore per i brand attraverso il contenuto stesso (Sky, nata come pay tv, da subito si è interrogata su come soddisfare il proprio pubblico pagante, ma è un tema che coinvolge tutti) e in secondo luogo con l’integrazione del contenuto editoriale con quello pubblicitario. Le operation sono un esercizio strategico: integrare il messaggio con il contenuto equivale alla curatela in ambito artistico
Marco Canzian (Marketing Director, CairoRcs Media): La fiducia è un elemento fondamentale della fruizione televisiva. È vero, non può essere misurata in Cpg o Cpm, ma dovrebbe esserne alla base. Se si moltiplicano i contenuti e si dimezza l’attenzione la fiducia dovrebbe essere una currency di mercato e noi concessionarie ne siamo la Banca centrale.
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