L’80% di chi scommette sugli eventi televisivi (reality show e “Festival di Sanremo” in primis) commette un reato, talvolta senza saperlo. La ragione è una difformità tra normativa italiana ed europea. Per lo Stato italiano, infatti, solo le case di scommesse autorizzate dall’Aams, l’agenzia delle dogane e del monopolio, organo del Ministero delle Finanze, possono operare in Italia. Ma, in base alle norme sulla libera circolazione dei servizi in ambito comunitario, anche le agenzie straniere o con sede all’estero possono lavorare in Italia (anche senza il via libera dell’Aams). Chiunque, quindi, abbia deciso di puntare su “MasterChef” (per citare il caso sollevato all’indomani della finale) ha commesso, insieme alla Bet 1128, società di scommesse con base a Malta, un’illegalità perseguibile per legge. L’Aams, per mantenere un controllo rigoroso sui palinsesti di scommesse, apre le giocate solo su pochissimi eventi extra-sportivi. Nel 2013 erano permesse puntate solo sui vincitori degli Oscar, “Festival di Sanremo”, “Eurovision Song Contest”, “X Factor” e “Ballando con le stelle”. Tutto il resto è illegale. Il ministero vieta in ogni caso giocate sulla politica, religione e su ogni avvenimento «con risvolti morali». Riferendosi al caso specifico di “MasterChef” c’è da aggiungere un’ulteriore precisazione. Esiste una sorta di legge non scritta per i bookmaker stranieri, secondo la quale – per evitare fughe di notizie che “corrompano” le giocate – non si possono aprire scommesse su eventi già conclusi, quindi registrati. E i vincitori di “MasterChef” erano già stati decisi sette mesi prima.
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