La sentenza della Corte di giustizia europea che ha respinto il ricorso di Meta contro i criteri stabiliti da Agcom per l’equo compenso «segna un passaggio importantissimo a tutela del pluralismo dell’industria editoriale e dei valori costituzionali». Così Giacomo Lasorella, presidente di Agcom, ha commentato la notizia in una nota ufficiale.
Meta aveva proposto un ricorso contro la normativa italiana di recepimento dell’articolo 15 della Direttiva Copyright e il Regolamento Agcom in materia di determinazione dell’equo compenso per l’utilizzo online delle pubblicazioni di carattere giornalistico (delibera n. 3/23/CONS).
META VS AGCOM: L’EUROPA A FAVORE DELL’ITALIA
La Corte di giustizia è stata chiamata a valutare il ricorso proposto da Meta contro Agcom. La piattaforma ha sostenuto che il regime volto a garantire l’equa remunerazione per l’uso online delle pubblicazioni di carattere giornalistico violasse il quadro europeo relativo agli editori nel mercato digitale.
Nella sentenza alla causa C-797/23, «il diritto a un’equa remunerazione per gli editori è compatibile con il diritto dell’Unione, a condizione che tale remunerazione costituisca il corrispettivo economico dell’autorizzazione all’utilizzo online delle loro pubblicazioni. Gli editori devono, inoltre, poter rifiutare tale autorizzazione o concederla a titolo gratuito. Peraltro, non può essere richiesto alcun pagamento ai prestatori che non utilizzano tali pubblicazioni».
«Gli obblighi imposti ai prestatori di avviare trattative con gli editori, senza limitare la visibilità dei contenuti durante tale periodo, e di fornire i dati necessari per il calcolo della remunerazione, pur limitando la libertà d’impresa, appaiono giustificati, in quanto contribuiscono agli obiettivi del diritto dell’Unione di garantire il buon funzionamento e l’equità del mercato per il diritto d’autore e di consentire agli editori di recuperare i propri investimenti». Tali obblighi «consentono di instaurare un giusto equilibrio tra la libertà d’impresa, da un lato, e il diritto di proprietà intellettuale, nonché il diritto alla libertà e al pluralismo dei media, dall’altro».
IL COMMENTO DI AGCOM
Dunque, secondo la Corte, la normativa italiana e il regolamento Agcom sono compatibili con il diritto dell’Unione. «Forte apprezzamento», da parte di Agcom, sulla sentenza. «Secondo la Corte, la normativa italiana è compatibile con il diritto dell’Unione nella misura in cui non solo prevede che gli editori abbiano il diritto di ottenere un’equa remunerazione per l’utilizzo online delle loro pubblicazioni di carattere giornalistico, ma impone anche alle piattaforme, che utilizzano o intendono utilizzare tali pubblicazioni, l’obbligo di trattative con gli editori, di non limitare la visibilità dei contenuti di questi ultimi nei risultati di ricerca nel corso delle trattative e di mettere a disposizione degli editori e di un’autorità pubblica le informazioni necessarie per determinare l’importo di una equa remunerazione». «La Corte ha confermato anche il ruolo dell’Agcom nel definire i criteri di riferimento da utilizzare per determinare l’equo compenso e quantificarne l’importo in caso di mancato accordo tra le parti, nonché a vigilare sul rispetto dell’obbligo di informazione gravante sui prestatori e imporre sanzioni in caso di inosservanza di tale obbligo».
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Un'udienza della Corte di giustizia europea (©Unione europea 2025)




