A fronte di un mercato media audiovisivo europeo con volume d’affari pari a 141 miliardi di euro, le quote di diritto d’autore riscosse dalle collecting ne valgono solo lo 0,53%. A dirlo è il primo rapporto Flash Report 2026 (pubblicato a febbraio 2026) di SAA – Society of Audiovisual Authors, l’associazione che riunisce 33 organizzazioni in 25 Paesi in rappresentanza di 276 mila autori dell’audiovisivo (tra i membri, l’italiana SIAE).
Nel 2024 le collecting associate hanno raccolto 761,8 milioni di royalty: di questi, la quota principale deriva dal broadcasting (34,6%), cui seguono i diritti di ritrasmissione (23,5%), copia privata (15,2%), utilizzo online e on demand (13,4%).
«Sebbene i diritti per gli usi online e on demand abbiano continuato a crescere nel 2024, superando i 100 milioni di euro per la prima volta, rappresentano ancora solo il 13% del totale. Questo contraddice l’attuale realtà del mercato, in cui lo streaming è il principale modello di consumo delle opere audiovisiva». Ma non è la sola distorsione individuata dall’associazione: l’89% dei ricavi derivanti dalle piattaforme streaming e video-sharing sono intercettati da player non-europei.
«Con un giro d’affari da 141 miliardi di euro, il settore settore media audiovisivo europeo è uno degli asset economici e culturali di maggiore valore in Europa. Eppure, i player non europei dominano il mercato streaming, intercettando l’89% dei ricavi audiovisivi non tradizionali. Nel frattempo, gli sceneggiatori e i registi hanno a che fare con diritti frammentati e royalty irregolari tra media e Paesi», scrive l’associazione.
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