Cloudflare ricorre contro Agcom

L’azienda Usa contesta la multa da 14 milioni di euro e attacca il Piracy Shield

Dopo le minacce di ritorsione contro l’intero Paese, arriva il ricorso di Cloudflare contro la multa di Agcom: 14 milioni di euro per non aver disabilitato come richiesto i siti che veicolavano contenuti illegali segnalati da Piracy Shield.

Proprio la piattaforma antipirateria gestita da Agcom è al centro del ricorso dell’azienda statunitense. Come riporta Il Sole 24 ore, la contestazione di  Cloudflare si muove su più fronti: da una parte la cifra della multa e dall’altra proprio i presupposti dell’azione di Agcom. Agendo su Dns, Vpn e infrastrutture, invece che sulla fonte dei contenuti, si corre il rischio – secondo l’azienda Usa – di rendere la rete meno affidabile. Cloudflare ha dichiarato di aver già avviato le procedure legali per contestare la normativa antipirateria la cui estensione a un’azienda come la stessa Cloudflare sarebbe incompatibile con la normativa UE, e in particolare con il Digital Services Act. Quand’anche essa fosse applicabile, non potrebbe essere superiore al 2% del fatturato dell’anno precedente, e quindi un massimo di 140mila euro (sulla base dei profitti generati in Italia).

Secondo Cloudflare il Piracy Shield «fraintende» l’architettura di internet, scoraggiando gli investimenti e dando ai privati il potere di attivare blocchi automatici senza supervisione umana, contestando la procedura di 30 minuti entro cui il provider è tenuto a bloccare il sito pirata dopo la segnalazione.

© RIPRODUZIONE RISERVATA
In caso di citazione si prega di citare e linkare tivubiz.it